Ricerca, a Milano debutta l’Nmr da 800 MHz: cosa cambia per le terapie
Il nuovo spettrometro dell’Istituto G. Ronzoni, nato dalla collaborazione con Italfarmaco, sarà aperto anche a università, centri di ricerca e imprese
La collaborazione tra industria e ricerca può diventare una leva concreta per sviluppare nuove conoscenze e possibili terapie. È questa la prospettiva sottolineata da Christian Steinkuhler, Chief Scientific Officer di Italfarmaco, parlando del nuovo spettrometro Nmr da 800 MHz: «È un esempio concreto di come la collaborazione tra industria e ricerca possa generare un valore che va oltre i singoli enti coinvolti». Il progetto, ha aggiunto, potrà sostenere studi sulle malattie rare, sull’oncologia e sulla scoperta di farmaci.
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Un investimento aperto alla ricerca
Per Marco Guerrini, direttore dell’Istituto G. Ronzoni, l’avvio dell’apparecchiatura segna un momento decisivo: «Disporre di una piattaforma di questo livello significa poter studiare biomolecole e interazioni farmaco-proteina con un grado di dettaglio che fino a oggi non era disponibile nella nostra struttura». Il responsabile ha evidenziato anche il rafforzamento delle competenze nella biologia strutturale e nella chimica dei carboidrati.
L’apparecchiatura non sarà destinata esclusivamente ai due soggetti coinvolti nel progetto. In linea con il modello di BioSpecNet, potrà essere utilizzata anche da atenei, istituti scientifici e aziende esterne, attraverso collaborazioni o prestazioni specialistiche. L’obiettivo è ampliare la ricaduta dell’investimento e rendere disponibile una strumentazione avanzata a una platea più ampia.
Milano ospita una rarità italiana
Il sistema è stato installato nella sede milanese dell’Istituto di Ricerche Chimiche e Biochimiche “G. Ronzoni”. Si tratta del primo strumento di questa potenza operativo nel comparto privato italiano e anche del primo attivo nel Nord del Paese.
Sul territorio nazionale sono presenti altri 3 apparati Nmr da 800 MHz, ma tutti collocati in strutture universitarie pubbliche. In Europa, invece, i sistemi della stessa categoria sono poco più di 60. Il nuovo arrivo amplia una dotazione che comprende già 2 strumenti da 500 MHz e uno da 600 MHz.
Più precisione sulle biomolecole
La risonanza magnetica nucleare consente di esaminare i campioni senza alterarli. Un campo magnetico uniforme e impulsi a radiofrequenza producono segnali dai quali è possibile ricavare la forma delle molecole e studiare il loro modo di interagire.
Queste informazioni aiutano, per esempio, a definire l’architettura di una proteina o a comprendere il legame tra un medicinale e il suo bersaglio biologico. Il risultato è una descrizione estremamente dettagliata della materia su scala atomica, utile per seguire processi che non possono essere osservati direttamente.
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Il vantaggio della sonda criogenica
Il nuovo spettrometro dispone anche di una sonda CryoProbe, raffreddata a 20 gradi Kelvin, pari a circa -253 °C. Il raffreddamento riduce il rumore di fondo e consente di rilevare con maggiore chiarezza i segnali emessi dalle molecole.
Rispetto a una sonda tradizionale, la sensibilità può arrivare a moltiplicarsi fino a 5 volte. Questo rende possibile lavorare anche su campioni presenti in quantità molto ridotte, una condizione frequente nelle indagini dedicate alle malattie rare.
Dallo sviluppo dei farmaci ai tumori
Le applicazioni riguardano innanzitutto la scoperta di nuovi medicinali: il sistema permette di osservare il contatto tra una molecola sperimentale e il bersaglio a cui dovrebbe legarsi, fornendo indicazioni già prima degli studi clinici. Nella biologia strutturale, invece, consente di ricostruire la conformazione tridimensionale di proteine complesse coinvolte in diverse patologie.
Un altro campo è la metabolomica, che permette di esaminare nello stesso momento centinaia di piccole molecole contenute in un liquido biologico e di descrivere lo stato metabolico dell’organismo. La maggiore risoluzione sarà inoltre utile nella chimica dei carboidrati, ambito storico del Ronzoni legato anche alle ricerche sull’eparina, con possibili ricadute sugli studi di polisaccaridi coinvolti nello sviluppo di farmaci antitrombotici e antitumorali.
BioSpecNet, oltre vent’anni insieme
L’apparecchiatura è stata acquisita attraverso BioSpecNet, consorzio scientifico formato da Italfarmaco Spa e dall’Istituto G. Ronzoni. L’iniziativa nasce da un rapporto di collaborazione nella ricerca strutturale e biochimica che prosegue da oltre vent’anni.
Secondo Steinkuhler, il modello punta a trasformare una risorsa finanziata dall’industria in un’infrastruttura accessibile anche ad altri ricercatori e imprese. La prospettiva indicata è favorire nuova conoscenza, innovazione e, nel tempo, opportunità terapeutiche per i pazienti.
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