Repubblicani, Vance perde terreno nella corsa al dopo Trump
Le critiche dopo le elezioni di metà mandato riaprono la partita del 2028, con Rubio sostenuto da una parte della Casa Bianca.
Le elezioni di metà mandato hanno indebolito JD Vance, finora considerato il principale erede politico di Donald Trump. Il vicepresidente ha investito molto nella campagna repubblicana, ma il risultato ha alimentato dubbi sulla sua capacità di guidare il partito dopo l’attuale presidente.
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Rubio resta al centro delle ipotesi
Nella Casa Bianca c’è chi guarda a Marco Rubio come possibile candidato capace di riunire le diverse anime conservatrici. Susie Wiles è tra le figure che lo considerano preparato e adatto a rappresentare il Partito repubblicano nella fase successiva a Trump.
Le indiscrezioni su un suo imminente addio all’amministrazione e su una candidatura già pronta sono state però ridimensionate. Rubio, segretario di Stato, ha respinto l’ipotesi parlando al New York Times: «Continuerò a fare il mio lavoro sino alla fine». In una comunicazione interna, inoltre, il suo ambiente ha definito infondate le notizie sulle dimissioni.
Per ora Rubio potrebbe scegliere di dedicarsi al settore privato, anche per sostenere le spese universitarie dei figli, e valutare una candidatura nel 2032. L’ipotesi resta aperta, mentre il presidente vuole mantenere margine d’intervento sulla successione grazie alla raccolta di fondi per il suo comitato elettorale indipendente.
Le critiche alla linea di Trump
Chris Christie ha fatto sapere che nei prossimi mesi chiarirà se intende partecipare alla corsa presidenziale. L’ex governatore del New Jersey, un tempo vicino a Trump, sostiene che il partito debba cambiare direzione e ridurre il peso della componente Maga.
Anche Ron DeSantis ha descritto il Partito repubblicano come vicino a una fase di forte difficoltà, attribuendo alla Florida il merito di aver resistito grazie alla propria amministrazione. L’ex governatore ha invocato una linea meno legata all’isolazionismo e ai dazi.
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Mike Pence ha criticato le misure tariffarie dell’amministrazione, definendole incompatibili con la Costituzione. Ted Cruz ha invece chiesto un ritorno a un conservatorismo favorevole al libero mercato, mentre Mike Pompeo ha attaccato l’espansione dell’intervento pubblico sostenuta dai conservatori.
Le prese di posizione arrivano da esponenti con ambizioni presidenziali più o meno esplicite. Il loro messaggio comune è che la gestione accentrata di Trump abbia allontanato il partito dalle sue tradizionali priorità, aumentando il debito pubblico e le disuguaglianze.
Il partito guarda al 2028
La sconfitta ha modificato anche la lettura della mappa elettorale. Arizona e Texas, nella fascia meridionale degli Stati Uniti, appaiono meno solidamente repubblicani; inoltre Ohio e Michigan sono tornati a oscillare verso i democratici dopo i successi ottenuti da Trump tra il 2016 e il 2024.
Per il Partito repubblicano la competizione del 2028 si presenta quindi più difficile. Vance, che a settembre era stato accolto come il successore naturale durante la Convention di Dallas, ha visto ridursi il sostegno politico dopo una campagna che non ha prodotto risultati per il partito.
La Casa Bianca ha reagito cercando di contenere il dissenso nella rete conservatrice. Una lettera inviata a circa tremila organizzazioni di destra ha avvertito che vengono controllate le loro posizioni pubbliche e le dichiarazioni rilasciate ai mezzi di informazione.
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