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Attualità 2 min di lettura34 min fa

Regole internazionali, Trump cambia il linguaggio degli Usa

La critica al presidente dimentica guerre, colpi di Stato e pressioni con cui Washington ha difeso i propri interessi

Donald Trump contesta apertamente i vincoli internazionali, ma la pratica di Washington ha violato quelle stesse regole anche prima della sua presidenza. La differenza, secondo l’analisi, riguarda soprattutto il linguaggio usato per giustificare il potere statunitense.

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Le violazioni prima di Trump

Il vecchio ordine guidato dagli Stati Uniti viene spesso descritto come un sistema fondato sull’autolimitazione del potere. Guerre in Vietnam e Iraq, interventi in America Latina e appoggio a regimi autoritari restituiscono però un quadro molto meno lineare. Gli Stati Uniti rispettavano vincoli più stringenti nei rapporti con gli alleati, mentre in altre aree sostenevano colpi di Stato, operazioni militari e azioni contrarie alla sovranità nazionale.

La democrazia e la libertà diventavano così il lessico con cui legittimare rapporti di dominio. Tra gli esempi citati figurano anche le pressioni esercitate da Henry Kissinger sulla politica italiana durante la Guerra fredda, dall’opposizione al compromesso storico alle iniziative clandestine per condizionare il voto.


Cosa cambia con la Casa Bianca

Trump non avrebbe quindi cancellato la logica della supremazia americana, ma ne avrebbe ridotto le giustificazioni morali. Il presidente rivendica con maggiore franchezza il vantaggio materiale degli Stati Uniti, il perseguimento degli interessi strategici di Washington e il mantenimento di rapporti di forza favorevoli.

Anche il caso del Venezuela viene richiamato in questa chiave. La Casa Bianca respinge l’idea di un ritorno al colonialismo e sostiene che il Paese mantenga la propria indipendenza, pur rivendicando agli Stati Uniti un ruolo nel decidere come gestire le sue risorse. L’analisi osserva inoltre che Trump presenta come concessioni anche le sanzioni non applicate.

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Regole, reazioni e deterrenza

Non è corretto sostenere che le violazioni attribuite a Trump siano rimaste senza risposta. Contestazioni diplomatiche, iniziative politiche e strumenti giuridici sono stati utilizzati, anche se con efficacia limitata. Descriverle come inesistenti serve soltanto a rendere più netto il contrasto tra il presidente e il sistema internazionale.

Lo stesso vale per l’idea che l’ordine americano abbia impedito da solo una Terza guerra mondiale. L’assenza di un conflitto globale non dimostra che quella sia stata la causa: tra gli elementi da considerare ci sono anche la deterrenza nucleare e l’equilibrio tra i due blocchi. Nel frattempo, quell’ordine ha convissuto con guerre devastanti in Asia, Africa e America Latina.

La questione, dunque, non riguarda soltanto l’esistenza delle norme internazionali, ma la loro applicazione e la capacità delle istituzioni di farle rispettare. Trump contribuisce a indebolire la credibilità degli organismi multilaterali e degli Stati Uniti come garanti delle regole, ma la distanza tra principi dichiarati e comportamenti concreti appartiene anche alla storia precedente di Washington.

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