Regeni, tre condanne non bastano: ora l’Italia deve scegliere
La decisione giudiziaria riconosce il ruolo degli apparati egiziani, ma lascia aperto il confronto sulle responsabilità politiche e sulle prossime mosse di Roma.
La sentenza sul caso di Giulio Regeni segna un passaggio importante, ma non può essere considerata il punto conclusivo della vicenda. Le tre condanne a dieci anni rappresentano un riconoscimento giudiziario, mentre sul piano politico resta ancora da capire quale posizione intenda assumere l’Italia nei confronti dell’Egitto.
La sentenza apre il fronte politico
Nel loro intervento, Paola, Irene e Claudio Regeni, insieme alla legale Alessandra Ballerini, sottolineano il valore centrale della decisione: il coinvolgimento del governo egiziano e degli apparati dello Stato viene riconosciuto senza ambiguità. Giulio, ricordano, fu sequestrato da quattro ufficiali, che ancora oggi risultano protetti dal potere guidato da Al Sisi.
Più difficile è stato arrivare all’identificazione certa degli esecutori dell’omicidio, anche per la vasta operazione di depistaggio che ha accompagnato l’inchiesta. Questo limite non cancella però la portata del verdetto e, soprattutto, non esaurisce le responsabilità politiche ancora da affrontare.
Il governo italiano continuerà a definire l’Egitto un Paese amico? Roma convocherà l’ambasciatore egiziano e pretenderà l’estradizione degli imputati? Il ministro Tajani e la presidente Meloni renderanno pubblica una posizione netta? Sono interrogativi che riguardano la coerenza della politica estera italiana e la tutela dei cittadini italiani vittime di gravi violazioni.
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La mobilitazione non si ferma
Dieci anni fa, quando Articolo21 propose una scorta mediatica per mantenere accesa l’attenzione sulla richiesta di verità e giustizia, non mancarono ironie e derisioni. Oggi quella scelta appare sotto una luce diversa: ciò che sembrava irraggiungibile ha prodotto una sentenza, anche se non quella più severa che molti si aspettavano.
Il movimento della scorta mediatica e il popolo giallo non intendono interrompere il loro impegno. Continueranno a sostenere le iniziative promosse dalla famiglia Regeni e da Alessandra Ballerini, mantenendo l’attenzione sul caso e sulle sue conseguenze.
Resta anche il riconoscimento a quanti, compresi i blog de Il Fatto Quotidiano, non hanno mai abbandonato questa battaglia. La vicenda dimostra che la pressione collettiva può trasformare una richiesta apparentemente impossibile in un risultato concreto: una lezione da non dimenticare.
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