Regeni, il giorno della sentenza: la famiglia non arretra
A Roma si chiude il processo ai quattro agenti egiziani accusati del sequestro, delle torture e della morte del ricercatore friulano
Per la famiglia di Giulio Regeni il verdetto atteso oggi a Roma rappresenta già un traguardo, ma non la conclusione della battaglia. Dopo un decennio segnato da ostacoli, depistaggi e assenza di collaborazione da parte egiziana, la Prima Corte d’Assise di Roma è chiamata a pronunciarsi sulla responsabilità dei quattro imputati, tutti assenti in aula.
Un verdetto dopo dieci anni di ostacoli
Il procedimento riguarda la scomparsa del ricercatore friulano, rapito al Cairo nel 2016, sottoposto a torture e poi ucciso. Le indagini della Procura di Roma sono andate avanti nonostante le risposte mancate dalle autorità egiziane e il lungo percorso necessario per arrivare al dibattimento.
Sul banco degli imputati figurano il generale Tariq Sabir, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. Per tutti l’accusa è di sequestro di persona pluriaggravato; a Magdi Ibrahim Abdelal Sharif vengono contestati anche il concorso in lesioni personali aggravate e quello in omicidio aggravato.
Il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco ha sollecitato la pena dell’ergastolo per uno degli imputati e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione. Saranno ora i giudici della Corte d’Assise a stabilire l’esito del processo.
La famiglia considera il processo una conquista
Alessandra Ballerini, avvocata dei genitori di Regeni, ha definito il fatto stesso di essere arrivati alla sentenza una vittoria significativa. «In pochi avrebbero scommesso sul fatto che saremmo arrivati a un processo e poi a sentenza. Questa è già una vittoria, ma ovviamente non ci accontentiamo», ha detto arrivando a piazzale Clodio insieme a Paola, Claudio e Irene Regeni.
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La legale ha ricordato il percorso affrontato dalla famiglia dalla scomparsa del giovane, sottolineando il sostegno ricevuto dalla cosiddetta “scorta mediatica” e dal popolo giallo. Secondo Ballerini, le autorità egiziane avrebbero messo in campo ogni strumento utile a bloccare il procedimento, ma la tenacia dei familiari ha consentito di proseguire.
Il caso resta separato dalla politica
All’esterno del tribunale era presente anche Elly Schlein, segretaria del Partito democratico. Le parole dell’avvocata sono arrivate inoltre dopo la visita in Egitto del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha incontrato il presidente Abdel Fattah al-Sisi.
Rispondendo a una domanda sul colloquio tra i rappresentanti istituzionali, Ballerini ha chiarito che l’incontro non modifica la posizione della famiglia: «Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione». La decisione sul procedimento spetta dunque alla magistratura italiana.
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