Querela a Ponzani, bufera su La Russa: Conte chiede il ritiro
La storica è stata denunciata dopo un intervento televisivo sul decreto Sicurezza e sul corteo del 12 aprile 1973, mentre opposizioni e associazioni difendono il diritto alla ricerca.
La richiesta di ritirare la querela è diventata il nuovo terreno di scontro politico attorno a Ignazio La Russa. Il presidente del Senato ha incaricato i suoi legali di agire contro la storica Michela Ponzani, intervenuta a Otto e mezzo su La7 per commentare il decreto Sicurezza e rievocare il cosiddetto Giovedì nero di Milano del 12 aprile 1973.
L’iniziativa giudiziaria ha provocato la reazione immediata di Giuseppe Conte, del Partito democratico e di Differenza Donna. Nel mirino delle opposizioni non c’è soltanto la vicenda personale, ma anche il principio secondo cui una figura istituzionale dovrebbe proteggere, e non limitare, il confronto pubblico sulla storia italiana.
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Conte attacca e chiede il passo indietro
Il leader del Movimento 5 Stelle ha sollecitato La Russa a rinunciare all’azione annunciata. Conte sostiene che il presidente del Senato non dovrebbe rispondere con una querela alle valutazioni di una storica, soprattutto quando queste si inseriscono nella critica a un provvedimento del governo e in una ricostruzione di fatti già discussi in sede giudiziaria.
Secondo l’ex presidente del Consiglio, la presenza di La Russa alla guida del corteo milanese del 1973, all’epoca come dirigente del Fronte della Gioventù di Milano, è un elemento noto. “La libertà di discutere non può essere sottoposta a intimidazioni”, ha affermato Conte, aggiungendo che la scelta democratica deve essere dimostrata attraverso comportamenti concreti.
Anche i senatori del Pd Dario Parrini, Francesco Verducci e Walter Verini hanno definito la querela annunciata un’iniziativa grave e priva di fondamento. Il gruppo democratico alla Camera ha ribadito che la seconda carica dello Stato dovrebbe essere tra i principali garanti della libertà di ricerca e di espressione.
Il nodo del corteo del 1973
La manifestazione del 12 aprile 1973 era stata vietata dalle autorità per motivi di ordine pubblico, ma venne ugualmente organizzata dai vertici del Movimento sociale italiano. La mobilitazione sfociò in scontri con le forze dell’ordine e nel lancio di due bombe a mano: una provocò il ferimento di un passante e di un agente, l’altra uccise il poliziotto Antonio Marino, che aveva 22 anni.
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Per l’omicidio furono condannati in via definitiva i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli. Durante la trasmissione televisiva, Ponzani ha collegato quel precedente alla posizione ricoperta oggi da La Russa, sostenendo che, alla luce delle norme del nuovo decreto Sicurezza, una vicenda simile avrebbe potuto incidere sulla sua successiva elezione alla presidenza del Senato.
La ricostruzione è contestata dal portavoce di La Russa, Emiliano Arrigo. Secondo lui, gli atti giudiziari escluderebbero non solo un coinvolgimento del presidente del Senato nella tragedia, ma anche una sua responsabilità nella semplice organizzazione della manifestazione non autorizzata. Arrigo ha inoltre ricordato che La Russa non ha precedenti penali.
La difesa della libertà storica
A sostegno di Ponzani si è schierata Differenza Donna, che ha segnalato il rischio di pressioni contro chi ricostruisce episodi controversi del passato nazionale. L’associazione ha collegato il caso anche alle difficoltà incontrate dalle donne quando prendono la parola, criticano il potere o mettono in discussione i racconti più consolidati.
Per l’organizzazione, la ricerca storica non può dipendere dal controllo delle autorità politiche. “La storia non si querela”, è la conclusione scelta per riassumere la propria posizione, insieme al richiamo alla necessità di difendere la memoria dell’antifascismo e il confronto pubblico.
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