Proteste in Cile, il giudizio cambia: per il 64% hanno danneggiato il Paese
A sette anni dall’esplosione sociale del 2019, cresce il rifiuto della violenza e cala dal 46% al 31% la quota di chi considera necessarie quelle manifestazioni.
A sette anni dalle proteste che attraversarono il Cile, il consenso sulle ragioni di quella mobilitazione appare molto più debole. Soltanto il 31% degli intervistati ritiene oggi che le manifestazioni fossero necessarie, mentre il 52% le considera inutili.
Il dato arriva da un’indagine del Panel Ciudadano dell’Università dello Sviluppo, realizzata seguendo lo stesso gruppo di 978 persone dal 2019 al 2026. Il sondaggio è stato diffuso in occasione dell’anniversario dell’inizio delle proteste, il 18 ottobre 2019.
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La protesta perde consenso
Rispetto al 2024, la percentuale di chi giudica indispensabili quelle proteste è scesa di 15 punti, passando dal 46% al 31%. Nello stesso periodo, il fronte di chi le considera prive di utilità è aumentato dal 36% al 52%.
Anche la valutazione complessiva sulle conseguenze per il Paese si è deteriorata. Il 64% dei cileni ritiene infatti che l’esito delle manifestazioni sia stato negativo: sono sette punti in più rispetto alla rilevazione dell’anno scorso.
Violenza e danni pubblici respinti
Il sondaggio mostra una netta opposizione ai metodi più radicali adottati durante la mobilitazione. L’89% degli intervistati considera illegittima la distruzione di beni pubblici come modalità di protesta, mentre l’80% esclude che la violenza possa essere uno strumento valido per produrre cambiamenti sociali.
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Nonostante il giudizio sempre più critico sulle conseguenze, una parte significativa dell’opinione pubblica continua a ritenere fondate le ragioni delle manifestazioni del 18 ottobre. Il 49% le considera ancora giustificate, contro il 38% del 2024 e il 64% registrato nel 2019.
Il nodo degli agenti di polizia
L’indagine rileva infine una posizione prevalente contraria a possibili provvedimenti di clemenza per gli agenti coinvolti in fatti legati alle proteste. Il 51% degli intervistati si oppone a eventuali indulti, mentre il 37% si dichiara favorevole.
Il quadro che emerge combina quindi una crescente condanna degli effetti della mobilitazione e il rifiuto della violenza con la permanenza, seppur ridimensionata, del sostegno alle motivazioni originarie delle proteste.
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