Proteste in Albania, multe fino a 5.500 euro
La norma colpisce anche chi resta in una folla violenta e limita gli assembramenti vicino a luoghi sensibili.
Il governo albanese ha approvato nuove sanzioni per chi partecipa a manifestazioni degenerarate in violenze, con multe fino a 5.500 euro.
La misura riprende anche un’iniziativa francese approvata mercoledì dal Senato, che attribuisce ai manifestanti la responsabilità economica dei danni causati durante i cortei. In Albania, però, la norma estende la punizione anche a chi non compie direttamente atti violenti, ma rimane all’interno di una folla coinvolta in scontri o saccheggi.
Due settimane fa, durante le proteste, più di mille persone erano state fermate e circa quattrocento erano state incriminate, secondo i dati diffusi dalla stampa albanese.
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Le nuove responsabilità dei manifestanti
La sanzione massima, fissata a cinquecentomila lek, può riguardare anche chi tenta di rendere irriconoscibile la propria identità. Sono inoltre previste penalità per chi fomenta aggressioni attraverso messaggi diffusi in rete.
Il provvedimento contempla anche il ristoro dei danni subiti dalle attività commerciali durante i disordini. Il punto più contestato resta tuttavia il criterio della permanenza nel gruppo: la responsabilità può scattare senza che sia dimostrato un comportamento violento individuale.
Divieti nelle aree a rischio
Le amministrazioni locali potranno disporre il divieto temporaneo di assembramenti nelle zone ritenute pericolose. Il limite potrà riguardare anche gli spazi attorno a scuole, ospedali e sedi di enti pubblici.
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Le disposizioni hanno effetto immediato, ma dovranno ottenere il voto del Parlamento entro 45 giorni per non decadere. Il governo ha così modificato le regole sulle riunioni pubbliche mentre la contestazione contro l’esecutivo continua.
La protesta contro Edi Rama
Le mobilitazioni erano iniziate a maggio contro il progetto di un albergo di lusso in una riserva naturale, sostenuto da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump. A metà ottobre la partecipazione è aumentata e gli studenti hanno assunto un ruolo rilevante.
Alle contestazioni sul progetto si sono aggiunte accuse sulla corruzione, le difficoltà della sanità e le scarse opportunità per i giovani in un Paese di 2,3 milioni di abitanti. A Tirana alcune manifestazioni si sono trasformate in scontri con la polizia.
Edi Rama, premier dal 2013, ha sostenuto che soggetti stranieri stiano alimentando le mobilitazioni e ha attribuito a Russia e Iran campagne di disinformazione in rete. Allo stesso tempo ha proposto un confronto con i manifestanti, mentre la protesta ha iniziato a mettere in discussione la permanenza del governo al potere.
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