Procreazione assistita, proposta popolare alle Camere a novembre
Il testo sarà depositato a metà novembre dopo una raccolta sostenuta da banchetti, adesioni digitali e videoappelli.
La campagna per estendere la procreazione medicalmente assistita ha superato quota 50mila sottoscrizioni. La proposta di legge d’iniziativa popolare sarà consegnata alle Camere a metà novembre.
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Cosa accadrà dopo il deposito
L’iniziativa dovrà essere presa in esame dal Parlamento, ma il raggiungimento delle firme non obbliga le Camere ad approvare il testo. Qualora l’iter partisse dal Senato, il regolamento imporrebbe l’assegnazione alla commissione competente per l’avvio dell’esame.
I parlamentari potranno intervenire sull’articolato, modificarlo oppure riunirlo con altri disegni di legge. La proposta non è però destinata a decadere automaticamente alla fine della legislatura: le iniziative popolari restano valide anche per i parlamenti successivi.
Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni, ha chiesto che il Parlamento affronti il contenuto della proposta senza considerare la raccolta come un semplice passaggio formale. «Ora chiediamo al Parlamento di fare la propria parte», ha affermato, ricordando che la legge 40 è già stata modificata nel tempo anche attraverso l’intervento dei tribunali e della Corte costituzionale.
Le modifiche alla legge 40
La normativa attuale limita l’accesso alla Pma alle coppie eterosessuali maggiorenni, sposate o conviventi, in età fertile e con una condizione riconosciuta di sterilità o infertilità. Le regole attualmente in vigore escludono quindi le donne single e le coppie composte da due donne, spingendo molte interessate a rivolgersi a centri situati fuori dall’Italia.
Il testo propone di permettere il ricorso alle tecniche a tutte le donne maggiorenni, indipendentemente dal fatto che siano sole o abbiano una compagna. L’accesso sarebbe previsto sulla base di un’indicazione medica, superando il requisito della sola infertilità patologica e puntando a condizioni più uniformi nell’assistenza pubblica.
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La proposta interviene anche sulla ricerca. Prevede infatti la depenalizzazione degli studi sulle cellule staminali embrionali, compresi la sperimentazione e l’impiego clinico per approfondire la medicina rigenerativa e le malattie genetiche rare. Sarebbe inoltre rivisto il sistema delle sanzioni, per adeguarlo alle nuove disposizioni.
La raccolta nelle città italiane
La mobilitazione è partita l’11 giugno per iniziativa dell’associazione Luca Coscioni e di oltre 50 organizzazioni. Più di 800 volontari hanno partecipato ai banchetti organizzati in 30 città, affiancati da una campagna digitale e da appelli video che hanno superato due milioni di visualizzazioni sui social.
La raccolta proseguirà fino al 31 ottobre, prima della consegna ufficiale a Roma. Francesca Re, coordinatrice della campagna, ha spiegato che le adesioni rappresentano la richiesta di un diritto che oggi molte donne sono costrette a cercare all’estero: «Continuiamo a raccogliere firme e a partecipare alla mobilitazione nelle città italiane fino al 31 ottobre e poi porteremo questa proposta in Parlamento».
Gallo ha aggiunto che l’associazione continuerà a sostenere l’iniziativa anche dopo il deposito, collegandola alla libertà di scelta, all’uguaglianza e alla responsabilità delle istituzioni.
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