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Attualità 2 min di lettura53 min fa

Premio Tenco, il cantautore Avincola difende la scrittura

Il riconoscimento per il miglior album di interprete premia il suo omaggio al repertorio di Enzo Carella

Simone Avincola ha vinto le Targhe Tenco 2026 per il miglior album di interprete.

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Una musica per chi ascolta

Per il cantautore romano, il valore di un brano si misura nella reazione di chi lo ascolta, non nella sua presenza nelle playlist più popolari. Anche un solo ascoltatore, ha spiegato, può dare senso al lavoro di chi scrive se si riconosce in una canzone e ne avverte l’emozione.

Avincola ha inoltre raccontato di avere in mente uno spettacolo-concerto dedicato agli autori rimasti ai margini, costruito come un’indagine. Il progetto nasce dalla stessa esigenza che ha guidato il suo lavoro con Valentino Alfano, realizzato scambiando tracce tra Italia e Svizzera: trovare parole e suoni capaci di parlare a tutti.


Scrivere lontano dagli altri

La composizione, per Avincola, richiede isolamento. Il cantautore evita le sessioni collettive e ha ammesso di sentirsi a disagio persino sapendo che qualcuno si trova nella stanza accanto mentre lavora a un testo o a una melodia.

Questa scelta lo porta a considerare la solitudine una parte necessaria del mestiere. Prima viene una forma rigorosa, poi il brano può aprirsi all’imprevisto e a una dimensione più libera, in un equilibrio che secondo lui accomuna la musica e l’esistenza.

A suo giudizio, molti giovani che si avvicinano ai concerti pensano già al successo televisivo. Alcuni gli dicono: «Voglio scrivere un pezzo per andare a Sanremo». Avincola legge in questa aspirazione il segno di una scrittura condizionata dalla ricerca del ritornello adatto a ottenere clic, più che da un’urgenza personale.

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Il legame con il Tenco

Il riconoscimento è arrivato grazie a un album costruito sul repertorio di Enzo Carella, cantautore che Avincola ha riletto attraverso la propria sensibilità. Il risultato gli ha consegnato la Targa nella categoria dedicata all’interprete.

Salire sul palco di Genova, ha raccontato in un’intervista, gli ha procurato un’emozione più intensa rispetto alla partecipazione al Festival di Sanremo del 2020. In quell’occasione il pubblico non era presente a causa delle restrizioni legate al Covid.

A fare la differenza, oltre agli spettatori, è stata anche l’atmosfera dell’Infermeria del Tenco. Nata nel 1974 come presidio sanitario dell’Ariston, nel corso degli anni è diventata un luogo di incontro informale tra artisti affermati e musicisti più giovani.

«Lì si respira una purezza radicale», ha detto Avincola descrivendo quelle serate. Tra un bicchiere di Rossese di Dolceacqua e i ricordi di chi frequenta da tempo il Premio, le distanze tra generazioni si riducono: musicisti con percorsi molto diversi si ritrovano allo stesso tavolo, scherzano e cantano anche i brani di Francesco Guccini fino a notte inoltrata.

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