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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Porti turistici, il nodo che può frenare la crescita del mare italiano

Domanda, investimenti e infrastrutture sono al centro del confronto tra imprese e istituzioni per trasformare il turismo marittimo in una leva stabile di sviluppo nazionale.

La portualità turistica italiana continua a mostrare segnali positivi, ma per consolidare l’espansione servono regole aggiornate e strumenti adeguati. La richiesta arriva da Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas, che ha indicato nella revisione del Dpr 509/97 e nella classificazione catastale E1 delle strutture nautiche due passaggi indispensabili.

Secondo l’indagine Assomarinas-Federturismo, gli ormeggi stanziali aumentano in media del 2,9%, mentre crescono anche i superyacht e i transiti delle grandi imbarcazioni internazionali, soprattutto nel comparto del noleggio. Per il 2027 è attesa una domanda più stabile per i posti barca permanenti, accompagnata però da un movimento ancora sostenuto di unità destinate al noleggio e di superyacht stranieri.


La nautica porta valore a terra

Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, ha richiamato i risultati dello studio realizzato da Deloitte per l’associazione. Il turismo nautico produce in Italia 5,7 miliardi di euro, dei quali 2,1 miliardi derivano dalle spese sostenute dai visitatori sulla terraferma: un dato che evidenzia il legame tra approdi, attività locali e filiere dell’accoglienza.

Per Formenti, la priorità consiste nel rafforzare infrastrutture e servizi e nel collegare meglio i porti ai territori circostanti. La nautica, ha spiegato, dovrebbe essere inclusa a pieno titolo nelle strategie nazionali dedicate all’industria e al turismo, così da trasformare gli scali in punti di accesso a città, imprese e attrazioni locali.


Un comparto da 224,9 miliardi

I numeri illustrati durante la Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo descrivono un settore con un peso rilevante sull’economia italiana. L’Economia del Mare vale 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del prodotto interno lordo, e garantisce oltre 1,13 milioni di occupati diretti. Ogni euro generato dalle attività marittime ne attiva inoltre altri 1,8 nel resto del sistema economico.

All’interno di questo quadro, la nautica rappresenta uno dei comparti con maggiore capacità di produrre ricadute lungo la filiera: il valore aggiunto supera i 13 miliardi di euro e gli addetti sono quasi 168 mila. Nel settore crocieristico, invece, nel 2026 i porti italiani dovrebbero gestire più di 15 milioni di passeggeri, con quasi 6.000 approdi distribuiti in 60 porti e un valore stimato vicino ai 18 miliardi di euro.

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La conferenza rilancia una strategia nazionale

L’incontro si è svolto a Milano, durante il 66° Salone Nautico Internazionale, ed è stato promosso da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas. Al tavolo erano presenti Mario Zanetti, presidente delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, Piero Formenti, Massimo Caputi, Giovanni Acampora e Roberto Perocchio; le conclusioni sono state affidate al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi.

Nel corso dei lavori è emersa la necessità di superare una visione frammentata delle attività legate al mare. Investimenti, collegamenti, innovazione, formazione e semplificazione dovrebbero essere inseriti in una politica industriale organica, capace anche di distribuire i flussi turistici oltre i mesi estivi e di ampliare l’offerta.

Massimo Caputi ha sostenuto che il mare debba collegare porti, città, ospitalità, mobilità, cultura, sport, enogastronomia e aree interne. Giovanni Acampora ha invece posto l’accento sulla collaborazione tra istituzioni, imprese e associazioni, considerata decisiva per ridurre gli squilibri territoriali e valorizzare attività diverse, dall’agroalimentare all’artigianato.


Il mare come infrastruttura economica

Nel suo intervento, Mazzi ha definito il mare una risorsa strategica per l’Italia, ricordando gli oltre 8 mila chilometri di costa e il ruolo della nautica nella creazione di occupazione e ricchezza. Il ministro ha indicato qualità dell’accoglienza, sostenibilità, accessibilità, digitalizzazione e riduzione degli oneri burocratici tra gli ambiti sui quali intervenire.

«Per l’Italia il mare è una vocazione», ha dichiarato Mazzi, sottolineando che il turismo nautico può aiutare a distribuire i visitatori in tutto il Paese e durante l’intero anno. Nel ragionamento del ministro, anche l’America’s Cup può offrire all’Italia una vetrina internazionale, mentre la valorizzazione del paesaggio dovrebbe tradursi in benefici economici più estesi per i territori.

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