Porti, Rixi propone presenza italiana negli scali esteri
La riforma prevede una società pubblica per sviluppare servizi e accordi nei mercati fuori dall’Europa
La riforma portuale italiana punta a creare una presenza diretta negli scali esteri. Il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi ha indicato acquisizioni, servizi strategici e accordi con operatori locali tra gli obiettivi della futura Porti d’Italia spa.
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Le rotte sotto pressione
Il progetto è stato illustrato venerdì 30 ottobre alla Camera, durante l’incontro dedicato alla crisi di Hormuz e ai nuovi percorsi del commercio eurasiatico. L’appuntamento è stato promosso dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, insieme a Confindustria, Il Sole 24 Ore, Ispi e Srm, con la partecipazione dei responsabili doganali di Europa, Stati Uniti e Paesi del Golfo.
I dati presentati descrivono l’impatto delle tensioni sulle catene logistiche. A settembre, nello Stretto di Hormuz, il traffico è sceso a 15 navi quotidiane, dalle 123 registrate un anno prima. Nei primi nove mesi del 2026, il trasporto di un container da Shanghai a Genova è costato mediamente 4.217 dollari, con un aumento annuo del 19%.
Ad agosto, inoltre, la regolarità dei collegamenti container è calata al 49,9%. Secondo le stime del Crea, per l’Italia il costo delle difficoltà ammonta allo 0,42% del Pil; a luglio il disavanzo energetico ha raggiunto 5,5 miliardi, rispetto ai 4,1 miliardi dello stesso mese del 2025.
La strategia per i porti
Rixi ha collegato la nuova società pubblica alla necessità di rafforzare i legami con India ed Egitto e con altri mercati in espansione. Tra le misure indicate figurano regole più omogenee negli scali nazionali, un ricorso più ampio allo sdoganamento anticipato e piattaforme informatiche capaci di dialogare tra loro.
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L’obiettivo dichiarato è «contenere gli effetti delle due crisi geopolitiche che oggi interessano il Continente europeo» e rafforzare i rapporti con economie dove la presenza italiana ed europea rimane limitata. La società potrebbe quindi acquisire partecipazioni o insediamenti in porti extraeuropei, offrendo servizi considerati di interesse nazionale e collaborando con gestori del posto.
Dogane e cooperazione internazionale
Nel corso dell’incontro, il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Roberto Alesse ha spostato l’attenzione dalle sole infrastrutture alle procedure amministrative. «La qualità di una rotta commerciale non dipende soltanto da porti, strade o infrastrutture logistiche, ma sempre più dalla qualità delle procedure che accompagnano il movimento delle merci», ha affermato.
Andrea Mazzella, ministro plenipotenziario e direttore delle Relazioni internazionali dell’Agenzia, ha sostenuto la necessità di una struttura doganale comune per l’Europa. A suo giudizio, «un’Agenzia delle Dogane europea che, muovendosi come una compagine unica, sia in grado di stipulare accordi di cui si possano avvantaggiare tutti» avrebbe un ruolo decisivo nei rapporti con i Paesi del Golfo.
Il confronto arriva dopo la riduzione delle forniture di gas russo nel 2022, le tensioni tra Stati Uniti e Iran, le difficoltà nello Stretto di Hormuz e l’instabilità dello Yemen, lungo l’accesso al Mar Rosso. La proposta è superare una gestione separata delle relazioni doganali, affidata finora alle iniziative dei singoli Stati.
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