Più luce o salute? La sfida sull’ora legale tra Trump e Italia
L’ipotesi di lasciare invariato l’orario riaccende una discussione che coinvolge consumi, attività commerciali, ritmo biologico e possibili conseguenze sanitarie.
Il passaggio stagionale tra ora legale e ora solare continua a dividere opinione pubblica e specialisti. Donald Trump ha rilanciato dagli Stati Uniti l’idea di mantenere tutto l’anno l’ora legale, citando anche il vantaggio di lasciare più tempo ai golf club per terminare i tornei. In Italia, intanto, il tema è stato esaminato anche dal Parlamento.
Nel 2018 una consultazione dell’Unione europea aveva raccolto 4,6 milioni di risposte: l’84% dei partecipanti si era dichiarato favorevole a eliminare il cambio dell’orario. La questione, però, non si esaurisce nella preferenza per giornate più luminose: il confronto riguarda anche consumi, commercio e salute.
Più luce, consumi e attività commerciali
In Italia, tra le due alternative, il mantenimento dell’ora legale viene considerato da diversi sostenitori come la soluzione più vantaggiosa. Il motivo principale è la possibilità di conservare più luce nel pomeriggio durante i mesi invernali, insieme a un risparmio energetico ritenuto significativo.
A questa posizione si aggiunge quella delle associazioni del commercio. Confcommercio e Confesercenti hanno sostenuto che una maggiore presenza di luce naturale nelle fasce della giornata dedicate agli acquisti può favorire la frequentazione di negozi e spazi urbani. Secondo questa impostazione, il possibile beneficio economico compenserebbe il fatto di avere mattine invernali più buie.
Il ritmo biologico resta il nodo
La ricerca sulla cronobiologia, che analizza il rapporto tra organismo e orari della giornata, tende invece a considerare più vicina alla fisiologia umana l’ora solare. Il corpo, infatti, regola i propri ritmi in relazione all’alternanza naturale tra luce e buio, e l’orario legale può accentuare la distanza tra questa scansione e gli impegni sociali.
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Roberto Manfredini ha riassunto così la posizione della medicina: «L’ora solare è più adatta all’organismo. Questo segue un suo ritmo che è legato al corso del Sole. È così da 5 miliardi di anni». Anche le società di medicina del sonno di Stati Uniti e Gran Bretagna si sono espresse più volte contro la permanenza dell’ora legale, richiamando il rischio di un “jet lag sociale cronico”.
Una scelta tra vantaggi e rischi
Con questa espressione si indica la possibile discordanza tra il funzionamento dell’orologio biologico e gli orari imposti dalla vita quotidiana. Il tema non riguarda quindi soltanto la sensazione di dormire un’ora in più o in meno nei giorni del cambio, ma la compatibilità dell’orario adottato con il sonno e con i ritmi dell’organismo.
Nel dibattito sanitario vengono richiamati anche infarti, ictus e incidenti stradali come possibili ambiti di rischio associati agli effetti dello sfasamento. Da una parte restano i vantaggi attribuiti all’ora legale sul fronte della luce pomeridiana, dei consumi e delle attività commerciali; dall’altra, l’ora solare viene indicata dagli esperti del sonno come l’opzione più coerente con i ritmi naturali.
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