Pil allo 0,9%, ma sui Btp cresce la pressione: cosa può cambiare
Banca d’Italia rivede al rialzo la crescita, mentre guerra, inflazione, tassi e debito pubblico rendono più fragile il quadro economico italiano.
Il dato sulla crescita offre un appiglio positivo, ma non basta a cancellare le tensioni che attraversano l’economia italiana. Banca d’Italia ha migliorato le previsioni sul Pil, portandole allo 0,9% per l’anno in corso, mentre l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e il conflitto in Medio Oriente alimentano nuovi rischi per famiglie, imprese e conti pubblici.
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I rendimenti riaccendono l’allarme
La pressione sui mercati obbligazionari rappresenta uno dei principali elementi di vulnerabilità. Il rendimento del Bund tedesco a lunga scadenza è salito al 3,5%, mentre il Btp italiano decennale ha raggiunto il 4,6%. Il differenziale rispetto al titolo tedesco si è portato a 110 punti base.
Secondo il Bollettino di Via Nazionale, l’aumento dei tassi riflette i timori sull’inflazione, le incertezze relative ai bilanci pubblici di molte economie avanzate e la concorrenza esercitata dalle consistenti emissioni del settore tecnologico. Anche il governatore Fabio Panetta, intervenuto a Bangkok durante gli incontri del Fondo monetario internazionale, ha richiamato l’attenzione sui rischi geopolitici e sulle loro conseguenze per i titoli di Stato.
Crescita rivista, ma resta fragile
Rispetto alle stime pubblicate a giugno, la previsione sul prodotto interno lordo è stata aumentata di 0,4 punti percentuali per il 2026 e di 0,3 punti per il 2027. Per il 2028, invece, è arrivata una riduzione di 0,1 punti. Le nuove indicazioni fissano la crescita allo 0,9% nel 2026, allo 0,7% nel 2027 e allo 0,8% nel 2028; considerando l’effetto delle giornate lavorative, i valori diventano rispettivamente 1,0%, 0,7% e 0,6%.
La revisione positiva per l’anno in corso è legata a un impatto iniziale della crisi mediorientale più contenuto del previsto, agli investimenti nella transizione digitale ed energetica e alla buona stagione turistica. A sostenere l’attività contribuisce anche la domanda estera, favorita dalla ripresa degli scambi internazionali. Tuttavia, Banca d’Italia avverte: «Il quadro previsivo rimane fortemente dipendente dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e dai suoi effetti sui prezzi delle materie prime e sui prodotti raffinati».
Energia e tassi frenano la domanda
Il rincaro dell’energia e il costo più elevato del credito pesano sulle decisioni di spesa. Le famiglie riducono i consumi perché l’inflazione erode il reddito reale, mentre le aziende rinviano o ridimensionano i piani di investimento. Le misure di spesa pubblica destinate alla difesa e all’energia dovrebbero sostenere l’economia nel prossimo biennio, ma nel 2028 questo effetto sarebbe più che compensato dall’impatto dei tassi elevati.
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La Banca centrale europea ha aumentato di 25 punti base i tassi di riferimento a settembre, portando al 2,5% quello sui depositi. La stretta resta collegata al rischio che la guerra continui a mantenere l’inflazione sopra l’obiettivo del 2%. Per le imprese, dall’inizio della crisi nel Golfo Persico il costo dei finanziamenti è cresciuto di circa 25 punti base; gli istituti di credito, inoltre, stanno limitando gli impieghi per effetto della maggiore prudenza.
Inflazione e industria sotto pressione
L’inflazione al consumo è stimata al 3,2% nella media del 2026, al 2,4% nel 2027 e all’1,7% nel 2028. L’aumento di quest’anno dipende soprattutto dall’energia, mentre depurato dalle componenti alimentari ed energetiche il dato dovrebbe rimanere vicino al 2% lungo l’intero periodo considerato.
La manifattura risente dell’incertezza internazionale: nel secondo trimestre sono diminuiti sia il valore aggiunto sia il fatturato industriale, nonostante un lieve incremento della produzione. Quest’ultimo risultato sarebbe stato favorito dall’accumulo precauzionale di scorte, pensato per proteggere le aziende da possibili interruzioni nelle forniture. Il turismo continua invece a sostenere il terziario ed è la principale voce delle esportazioni italiane di servizi, con un saldo positivo vicino all’1% del Pil.
Lavoro e debito restano nodi aperti
Il mercato del lavoro mostra una discreta tenuta, anche grazie all’aumento della partecipazione. L’ampliamento dell’offerta di lavoro ha però contribuito a riportare il tasso di disoccupazione vicino al 6% durante l’estate. La crescita delle retribuzioni resta moderata e dovrebbe mantenersi tale anche nei mesi finali dell’anno, considerato il numero limitato di contratti collettivi in attesa di rinnovo.
Sul fronte dei conti pubblici, le stime indicano un indebitamento netto al 2,9% nel 2026 e al 3,4% nel 2027. Il debito, invece, continuerebbe a salire in entrambi gli anni, fino al 138,5% del Pil, prima di avviare una discesa successiva. È questo il quadro nel quale l’Italia dovrà affrontare nuove oscillazioni dei mercati e l’incertezza legata agli sviluppi internazionali.
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