Piazze in rivolta, l’allarme di Gressani: chi può trarne vantaggio
L’analista e direttore di Le Grand Continent vede, accanto al disagio sociale, il possibile ruolo della propaganda straniera nel fomentare gli scontri europei.
Le proteste violente nelle città europee non sarebbero soltanto il prodotto del malcontento interno. Secondo Gressani, analista di geopolitica e direttore di Le Grand Continent, le tensioni potrebbero offrire un vantaggio politico a Donald Trump e Vladimir Putin.
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Il sospetto sulla propaganda estera
L’ipotesi avanzata dall’analista è che le fratture già presenti nelle società europee possano essere alimentate dall’esterno. Gressani non esclude infatti che attori stranieri contribuiscano ad accrescere la conflittualità nelle piazze attraverso attività di propaganda.
Il ragionamento parte da un interesse condiviso tra Washington e Mosca: indebolire i Paesi europei. «Usa e Russia hanno il comune interesse a indebolire i Paesi europei», ha affermato Gressani, collegando le violenze alla più ampia competizione geopolitica.
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Trump e Putin osservano le tensioni
In questo scenario, gli scontri rappresenterebbero un elemento utile a chi punta a mettere in discussione la stabilità europea. L’analista ritiene quindi possibile che, oltre alle ragioni sociali e politiche delle proteste, vi sia anche un’azione volta a esasperare il clima.
Gressani ha sintetizzato il rischio con l’immagine di qualcuno che soffia sul fuoco. La sua valutazione resta formulata come un’ipotesi, ma indica nelle violenze di piazza un possibile strumento per ridurre la coesione dei Paesi europei e rafforzare, indirettamente, gli interessi di Trump e Putin.
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