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Attualità 1 min di lettura57 min fa

Peste in Russia, Trump rompe il silenzio: «Li aiuteremo

Washington segue le segnalazioni e le quarantene dopo la morte di una ricercatrice, mentre Mosca non conferma ancora il contagio.

Le segnalazioni su un possibile caso di peste polmonare in Russia sono sotto osservazione da parte della Casa Bianca. L’attenzione riguarda anche le quarantene introdotte dalle autorità locali dopo la morte di una donna impiegata in un centro di ricerca dedicato alla peste.

Secondo un funzionario dell’amministrazione Trump, gli Stati Uniti conoscono la situazione, ne stanno valutando l’evoluzione e stanno esaminando le possibili forme di intervento. Al momento, tuttavia, non è arrivata una conferma ufficiale che la donna fosse stata contagiata dalla malattia.


Washington valuta come intervenire

Donald Trump ha assicurato che gli Stati Uniti non escludono un sostegno sanitario alla Russia. Il presidente ha affrontato il tema con i giornalisti prima di lasciare la Casa Bianca, esprimendo preoccupazione per una patologia che, a suo giudizio, negli ultimi anni sarebbe diventata più difficile da contrastare.

«Sono preoccupato, la peste polmonare è dura, sapete? È una malattia che sapevamo tenere sotto controllo. Ma, in qualche modo, i microbi sono diventati più forti e più furbi», ha detto Trump. Nel suo intervento ha paragonato i germi a un esercito e ha sostenuto che alcuni farmaci non avrebbero più la stessa efficacia contro le infezioni polmonari.

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Il caso resta ancora da verificare

La disponibilità americana è stata ribadita anche in termini più generali. Trump ha spiegato che Washington sarebbe pronta ad assistere qualunque Paese alle prese con un problema sanitario di questo tipo: «Aiuteremo chiunque abbia questo tipo di problema. Siamo sempre disposti a dare una mano. Daremo il nostro aiuto».

Le autorità russe, intanto, hanno adottato misure precauzionali in seguito al decesso della ricercatrice. Le informazioni disponibili parlano di un sospetto caso e di provvedimenti di isolamento, ma non indicano una diagnosi confermata né chiariscono l’eventuale origine del contagio.

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