Per Trump il voto passa da ricorsi e assegni
Dal caso Sullivan ai risarcimenti di Camp Lejeune, decisioni pubbliche vengono collegate alla vittoria repubblicana
Il Dipartimento della Giustizia statunitense ha chiesto di rinviare, a determinate condizioni, la certificazione del risultato elettorale in Alaska.
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I finanziamenti della campagna
Tra gli episodi contestati c’è la campagna contro la democratica Kathy Castor. Il comitato No Going Back, collegato a Maga Inc., avrebbe investito circa 2,4 milioni di dollari in uno spot che la accusava di avere comprato in passato titoli di Blackstone per una cifra inferiore a 15mila dollari.
La somma spesa per l’attacco è stata messa a confronto con i rapporti finanziari dei principali sostenitori di Maga Inc. Stephen Schwarzman, cofondatore e amministratore delegato di Blackstone, avrebbe versato 10 milioni di dollari. Trump, inoltre, avrebbe posseduto azioni della società per un valore compreso tra 1,35 e 2,93 milioni.
Promesse legate al voto
Il cosiddetto dividendo Trump prevede 5mila dollari per ogni adulto statunitense, ma soltanto se i repubblicani manterranno il controllo di Camera e Senato. Il presidente ha detto di voler firmare gli assegni; il costo stimato sarebbe di circa 1.200 miliardi di dollari e l’operazione richiederebbe l’approvazione del Congresso.
Una promessa analoga riguarda i risarcimenti per i veterani, i familiari e i civili danneggiati dall’acqua contaminata di Camp Lejeune. Dal 2022 sono state presentate oltre 550mila richieste. Trump ha sostenuto che quelle ritenute legittime sarebbero state liquidate rapidamente soltanto in caso di vittoria repubblicana, arrivando a dire: «Se non vinciamo, non ci sono soldi».
Il caso dell’Alaska
In Alaska la controversia riguarda Dan Sullivan, senatore repubblicano, e Daniel J. Sullivan Jr., un insegnante in pensione di Petersburg il cui nome compare sulla scheda. Secondo l’amministrazione, l’omonimia potrebbe sottrarre consensi al senatore e favorire la democratica Mary Peltola.
La causa chiede al giudice federale di sospendere la certificazione se Sullivan perdesse e il conteggio dei voti assegnati all’omonimo risultasse decisivo per il suo eventuale successo. Il rinvio dovrebbe servire, secondo il dipartimento, a conservare le schede per una verifica sulle intenzioni degli elettori, senza spiegare come tale accertamento potrebbe essere svolto dopo un voto segreto.
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Trump ha rivendicato la paternità dell’iniziativa: «Sono stato io a dire di farlo». Il procuratore generale Todd Blanche ha precisato che il governo non intenderebbe impedire né il voto né la certificazione, ma soltanto preservare il materiale elettorale per eventuali controlli.
La senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, pur sostenendo Sullivan, ha criticato l’azione giudiziaria e ha scritto che il dipartimento «non avrebbe mai dovuto presentare questa causa». Finora non è stata cancellata alcuna elezione; la decisione sui risultati resta affidata allo Stato e ai suoi tribunali.
La deroga in Kansas
Un altro collegamento tra voto e decisioni amministrative riguarda il Kansas. Trump ha già autorizzato la vendita della benzina E15 durante tutto l’anno, ma ha associato la trasformazione della deroga in misura permanente alla rielezione del senatore Roger Marshall.
Il presidente ha escluso l’adozione del provvedimento in caso di vittoria del democratico Adam Hamilton e ha riservato la promessa al successo di Marshall. La norma energetica viene così presentata insieme alla scelta degli elettori per il candidato repubblicano.
I casi raccolti riguardano strumenti diversi: un ricorso sulla certificazione elettorale, promesse di spesa pubblica, risarcimenti già previsti dalla legge e decisioni amministrative legate a una candidatura. Per Camp Lejeune, infatti, gli indennizzi sono regolati da una legge bipartisan del 2022 e sostenuti da fondi già stanziati.
La questione investe anche il principio secondo cui chi vota contro il governo dovrebbe conservare gli stessi diritti di chi lo sostiene. Alaska, Kansas e Camp Lejeune vengono indicati come esempi di una competizione elettorale nella quale l’accesso a risorse e provvedimenti pubblici è stato associato alla permanenza dei repubblicani al potere.
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