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Attualità 3 min di lettura35 min fa

Paraguay, Peña trasferito in una base militare dopo gli scontri

I manifestanti hanno tentato di entrare nella casa dell’ex presidente, accusato per il crac della Ueno Bank

Santiago Peña è stato trasferito in una base militare dopo che i manifestanti hanno tentato di fare irruzione nella sua residenza ad Asunción. L’ex presidente del Paraguay era agli arresti domiciliari dopo la destituzione votata dal Senato per il caso Ueno Bank.

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La protesta davanti alla residenza

La folla, radunata inizialmente in Plaza de Armas, ha raggiunto la casa di Peña nel quartiere residenziale di Santissima Trinidad. Intorno alla mezzanotte, alcuni dimostranti hanno superato il cordone di sicurezza e hanno cercato di entrare nell’abitazione.

Le forze dell’ordine hanno reagito con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Un reparto tattico blindato ha prelevato Peña e lo ha condotto al Reggimento di scorta presidenziale, struttura militare protetta lungo il viale General Santos.

Il bilancio degli scontri non è ancora ufficiale. I mezzi d’informazione locali riferiscono di numerosi feriti e contusi tra manifestanti e agenti. Tra i feriti c’è Pedro Babera, responsabile della Decima commissaria, colpito vicino al sopracciglio da una lastra di cemento. Nella notte si sono inoltre registrate evasioni di decine di detenuti.


Accuse sui disordini

Rapporti dell’intelligence hanno attribuito le violenze alla presenza di gruppi infiltrati tra i manifestanti, accusati di avere provocato la polizia e favorito il caos. Governo e opposizione si sono accusati reciprocamente, avanzando ipotesi che vanno dal tentativo di creare un vuoto di potere all’organizzazione di un’azione per screditare le proteste.

Alla rabbia per gli scontri si è aggiunto il malcontento dei correntisti colpiti dal dissesto della banca. I dimostranti hanno chiesto il sequestro dei beni di Peña e il suo trasferimento nel carcere di Tacumbù. «Santi è un criminale, deve andare in carcere», ha detto Andrés Maldonado, studente di 21 anni, sostenendo che i domiciliari rappresentino un trattamento privilegiato.

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Un altro manifestante, Ruben Amarilla, ha raccontato di avere perso i risparmi della famiglia e ha contestato la disparità di trattamento davanti alla legge: «Quando si tratta di un pesce grosso, la legge non si applica più».


Il voto e l’udienza

Il Senato ha approvato all’unanimità la destituzione di Peña dopo circa sette ore di discussione tra accusa e difesa. Tra gli elementi contestati figurano una villa a San Bernardino, priva di planimetrie e autorizzazioni ambientali, intestata all’ex presidente e valutata 900mila dollari.

Secondo l’accusa, il patrimonio di Peña è aumentato di oltre il 1.600% tra il 2017 e il 2023. Gli vengono inoltre contestati il mancato intervento dopo gli avvertimenti sul rischio di fallimento della Ueno Bank, interessi azionari in Ueno Holding e Grupo Vásquez e l’impiego dei fondi pensione presso un istituto ritenuto privo di adeguata solidità.

Nel procedimento è coinvolto anche Carlos Carvallo, ex direttore della Ueno Bank e già presidente della Banca centrale paraguaiana, per il quale è stato disposto l’arresto. La Procura sostiene inoltre che la sua nomina abbia favorito l’ex presidente.

L’udienza preliminare di garanzia è prevista per le 15 italiane davanti alla magistrata Silvia González. I legali di Peña, Adolfo Ferreiro e Ricardo Preda, dovranno ricevere l’atto d’accusa e assistere alla richiesta delle misure cautelari. La difesa ha denunciato una violazione del diritto a preparare il processo e ha annunciato il possibile ricorso a istanze internazionali.

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