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Panico sul regionale, poi la sanzione: perché Giulia chiede indietro 3 mila euro

Dopo una crisi acuta a bordo di un treno fermato per pochi minuti, la studentessa ha pagato la multa e ora contesta la ricostruzione dei ritardi.

Ha già versato 3 mila euro, ma non considera chiusa la vicenda. Giulia, studentessa di 21 anni iscritta a Statistica all’Università di Firenze, sta cercando di ottenere la restituzione della somma ricevuta dopo aver azionato il dispositivo d’emergenza su un regionale a Chiusi, durante una crisi di panico.


La sanzione resta al centro del caso

La famiglia ha contestato il verbale con l’aiuto di un avvocato e ha presentato ulteriore documentazione per chiedere sia l’annullamento della multa sia il rimborso. L’istanza richiama l’Articolo 4 della Legge 689/1981, che esclude la responsabilità quando una condotta serve a evitare un pericolo grave per la persona.

Secondo il racconto della studentessa, i tentativi di dialogo con Trenitalia non hanno portato a una soluzione. Le comunicazioni inviate tramite PEC e raccomandata sarebbero rimaste senza risposta; anche i contatti telefonici e le richieste rivolte direttamente al personale non avrebbero consentito di chiarire la posizione. La somma, inoltre, non poteva essere pagata a rate e, arrivata la scadenza, la famiglia ha scelto di procedere con il bonifico.


Una crisi iniziata in pochi secondi

L’episodio risale allo scorso giugno. Giulia si trovava nella stazione di Chiusi quando è salita sul convoglio per recuperare il cellulare, lasciando però sulla banchina bagagli, borsa e documenti. La chiusura improvvisa delle porte, seguita dalla partenza del treno, ha fatto precipitare la situazione.

La ragazza ha raccontato di aver vissuto un attacco «acuto e incontrollabile». Prima avrebbe cercato di riaprire le porte, poi ha tirato la leva d’allarme. Il treno è rimasto fermo per cinque minuti, il tempo indicato da Giulia, mentre il personale interveniva per ripristinare il sistema e consentire la ripresa della corsa.


Ritardo e soccorsi, le versioni divergono

Il convoglio ha accumulato complessivamente 40 minuti di ritardo, addebitati a Giulia nelle comunicazioni ricevute. La studentessa contesta però il calcolo: a suo avviso, soltanto cinque minuti sarebbero dipesi dall’attivazione dell’allarme; altri 18 erano già presenti prima del suo arrivo e il tempo restante sarebbe stato legato alle telefonate tra il personale di bordo e la stazione successiva.

Durante il tragitto verso la fermata successiva, la giovane è rimasta a terra vicino alla porta, in iperventilazione e in condizioni di forte sofferenza. La situazione ha richiesto l’intervento di un’ambulanza. In seguito è stata identificata: ha spiegato di non avere con sé i documenti, ma di aver fornito subito i propri dati e di aver collaborato con gli operatori.


Dopo il treno, la cura psicologica

Un referto psichiatrico ha descritto, in relazione a quanto accaduto, un disturbo da stress acuto accompagnato da tachicardia, derealizzazione, senso di costrizione e timore di morire. La ragazza riferisce inoltre la permanenza di sintomi riconducibili all’area del panico e dell’agorafobia nelle attività quotidiane.

Giulia aveva già affrontato ansia e attacchi di panico con l’aiuto di diversi psicologi, ma considera quello sul regionale uno degli episodi più intensi e prolungati. Per questo ha intrapreso un nuovo percorso, mentre continua a chiedere la restituzione della cifra pagata e una diversa attenzione alle emergenze di salute mentale sui mezzi pubblici.

La sua domanda riguarda anche la gestione di casi simili: «È accettabile che una crisi di salute mentale sui trasporti pubblici venga trattata come un atto vandalico?». La studentessa auspica una presenza più preparata a sostegno dei passeggeri, non soltanto nelle stazioni e sui treni, ma in tutti gli spazi pubblici.

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