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Attualità 3 min di lettura55 min fa

Paesi Onu, approvato il trattato sui crimini ambientali

La risoluzione è passata con 83 voti favorevoli; contrari Stati Uniti, Giappone, Arabia Saudita e Venezuela

L’Onu ha approvato il percorso per un trattato internazionale sui crimini ambientali. Il voto si è svolto il 23 ottobre a Vienna: 83 Paesi hanno sostenuto la risoluzione, 12 si sono opposti e 27 si sono astenuti.

Alice Pasqualato, responsabile delle politiche globali sui reati ambientali per la Wildlife Conservation Society, ha definito il risultato un riconoscimento atteso da tempo. «Per decenni, a livello internazionale, il traffico di legname, di oro e metalli preziosi o di rifiuti è stato trattato come un crimine di serie B», ha spiegato dopo la riunione.

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Il voto e i negoziati

La proposta era stata sostenuta da otto governi latinoamericani e quattro africani. Il Brasile ha spinto per arrivare al voto dopo che non era stato raggiunto un accordo unanime sul testo, come normalmente avviene in questo tipo di procedura.

Gli Stati Uniti hanno tentato di modificare la risoluzione con tre emendamenti. L’obiettivo dichiarato era respingere l’iniziativa brasiliana oppure rinviare senza una scadenza precisa l’avvio dei colloqui. Le modifiche sono state bocciate dall’assemblea, quindi Washington ha chiesto di votare sull’intero documento, invitando gli altri Paesi a non approvarlo.

Alla fine hanno prevalso i favorevoli, pari all’87% dei votanti, oltre la soglia dei due terzi richiesta. Hanno sostenuto il testo anche i Paesi dell’Unione europea, il Regno Unito e il Canada. Contrari, insieme agli Stati Uniti, sono stati Giappone, Arabia Saudita e Venezuela.


Cosa prevede il nuovo testo

La risoluzione apre la strada all’inserimento di un ulteriore protocollo nella Convenzione di Palermo, il principale accordo internazionale contro la criminalità organizzata transnazionale. Il documento dovrebbe occuparsi del commercio illegale di animali, piante e legname, dell’estrazione clandestina di minerali e metalli preziosi e dello smaltimento illecito dei rifiuti.

Il negoziato proseguirà con quattro sessioni di lavoro prima della prossima conferenza delle parti, prevista nel 2028. In quell’occasione dovrebbe essere esaminata una bozza condivisa del protocollo. La Convenzione di Palermo comprende già accordi dedicati alla tratta di esseri umani, al traffico di migranti e alle armi da fuoco.

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La lacuna nelle leggi

Il problema riguarda anche la possibilità di applicare strumenti come estradizione, collaborazione giudiziaria e confisca dei beni. Le procedure previste dalla Convenzione valgono infatti per i reati considerati gravi, cioè quelli punibili con almeno quattro anni di carcere.

In molti ordinamenti, invece, le condotte contro l’ambiente non hanno ancora definizioni uniformi né pene comparabili. Le organizzazioni criminali possono così sfruttare le differenze tra le legislazioni nazionali, spostando attività, profitti e materiali lungo Paesi con regole diverse.

Pasqualato ha osservato che una risposta nazionale non sarebbe sufficiente quando, per esempio, l’oro viene estratto illegalmente nell’Africa centrale, lavorato in Medio Oriente e poi commercializzato in Europa o Nord America. «Serve una risposta coordinata lungo tutta la filiera», ha affermato.


Danni a ecosistemi ed economie

Il traffico di risorse naturali, animali e rifiuti produce ogni anno un giro d’affari stimato in centinaia di miliardi di dollari. Le conseguenze comprendono la distruzione delle foreste, la cattura di specie minacciate e il degrado di intere aree provocato dall’estrazione mineraria senza controlli.

Tra gli effetti indicati nella risoluzione figurano anche i rifiuti pericolosi trasferiti oltre frontiera, i rischi per la salute, i danni alla sicurezza alimentare e la perdita di mezzi di sostentamento. Corruzione e riciclaggio contribuiscono inoltre a sostenere le reti che gestiscono queste attività.

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