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Attualità 4 min di lettura2 giorni fa

Optimus V3, la sfida di Tesla: robot contro tute blu

L’azienda punta a migliaia di umanoidi, ma tra addestramento, guasti e proteste interne la sostituzione del lavoro umano resta tutt’altro che vicina.

Il progetto Optimus apre una frattura che va oltre i bilanci di Tesla: mentre l’azienda promette fabbriche più efficienti e meno costose, gli operai temono che la tecnologia finisca per cancellare proprio i loro impieghi. La questione non riguarda soltanto il futuro della produzione automobilistica, ma anche le regole necessarie per tutelare chi rischia di essere espulso dai reparti.


Il risparmio ha un costo sociale

L’automazione delle attività ripetitive dovrebbe consentire a Tesla di ridurre la spesa per il personale e gli oneri operativi. Nelle previsioni della società e degli analisti, gli umanoidi potrebbero aumentare la produttività non solo nelle fabbriche, ma anche nella logistica e in altri settori industriali.

Il rovescio della medaglia è però lo spostamento di una parte consistente della manodopera. Se le macchine riuscissero a svolgere con continuità i compiti più faticosi, la quota dei salari sul costo dei veicoli diminuirebbe, mentre aumenterebbe il rischio di perdita dei posti manuali. Da qui nasce la necessità di interventi pubblici sulla formazione, sulla riqualificazione e sulle garanzie sociali.


Una macchina ancora lontana dall’autonomia

L’Optimus non è tuttavia pronto a sostituire in modo generalizzato gli addetti. Il sistema di controllo fatica a trasferire ciò che ha imparato a una situazione diversa: per insegnargli anche un’attività semplice servono ancora diversi giorni di programmazione specifica. Per questo gran parte degli esemplari viene utilizzata in spazi controllati, durante prove e sessioni di addestramento.

Anche la costruzione presenta difficoltà rilevanti. Le mani sono tra gli elementi più delicati: ogni arto, insieme all’avambraccio, comprende più di 100 viti e piccoli componenti che vengono ancora montati a mano. Le apparecchiature non garantiscono sempre la precisione richiesta e alcuni robot devono essere corretti subito dopo l’uscita dalla linea.

I sensori del tatto, inoltre, mostrano problemi di resistenza. Per evitare di rimuovere tutta la mano in caso di guasto, Tesla sta preparando un elemento sensoriale sostituibile destinato ai modelli del prossimo anno. Restano difficoltà anche negli approvvigionamenti, soprattutto per micromotori e ingranaggi di precisione forniti dalla Cina.


Gli operai addestrano i sostituti

La tensione nei reparti è aumentata quando ai dipendenti è stato chiesto di lavorare con tute dotate di rilevatori di movimento, caschi muniti di telecamere e guanti capaci di registrare le sensazioni. Ogni gesto viene così trasformato in dati utili per istruire l’intelligenza artificiale a riprodurre il montaggio dei veicoli e la movimentazione dei materiali.

Molti lavoratori hanno vissuto la richiesta come una minaccia diretta. Nei confronti tra colleghi, l’idea di contribuire alla formazione dei propri futuri sostituti è stata accostata alla figura di un condannato costretto ad aiutare il boia a preparare l’esecuzione. La promessa di una tecnologia capace di liberare le persone dalle mansioni più pesanti appare quindi, dal loro punto di vista, come un pericolo per reddito e occupazione.

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Per ridurre gli attriti nelle aree produttive, Tesla ha cambiato la gestione della raccolta. L’azienda ha inserito personale specifico e ha trasferito le esercitazioni lontano dalle linee operative, in strutture separate allestite in Colorado, Arizona e Florida.


Il piano di Musk e i numeri

Elon Musk ha definito Optimus «il prodotto più grande di sempre» durante l’incontro con gli investitori dedicato ai risultati del secondo trimestre. Il programma rientra in un piano di spesa da 25 miliardi di dollari previsto per quest’anno, con l’ambizione di oltrepassare quota 1.000 robot ogni settimana entro la fine del 2026.

Nel progetto di lungo periodo, Tesla mira a raggiungere 20mila unità settimanali. La prima fase commerciale dovrebbe partire dalla fine del 2027, quando gli umanoidi verrebbero dati a noleggio a clienti aziendali per raccogliere nuove informazioni sul loro funzionamento.

Le promesse devono però fare i conti con precedenti obiettivi non raggiunti. All’inizio del 2025 Musk aveva indicato 10mila robot alla settimana entro la fine dell’anno precedente; nel 2026 ha poi riconosciuto che nessun Optimus stava ancora svolgendo un’attività realmente utile negli stabilimenti.


Fremont riconvertita agli umanoidi

Nel maggio scorso la fabbrica Tesla di Fremont, in California, ha fermato la produzione di Model S e Model X. Reparti e personale tecnico sono stati destinati alla realizzazione dell’Optimus V3, trasformando lo stabilimento in uno dei principali banchi di prova della nuova strategia.

Il ritmo è aumentato rapidamente: dalle poche decine di esemplari assemblati ogni settimana nel secondo trimestre si è passati a diverse centinaia nel mese di agosto. Il risultato mostra l’accelerazione impressa al progetto, ma non risolve i problemi di affidabilità, addestramento e consenso tra chi lavora sulle linee.

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