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Attualità 2 min di lettura57 min fa

Oleshky senza soccorsi: la tregua può salvare una città allo stremo

Nella località occupata dai russi mancano viveri, cure e servizi essenziali, mentre l’inverno si avvicina e centinaia di cadaveri restano nelle cantine dell’ospedale.

A Oleshky la sopravvivenza quotidiana è appesa a un possibile cessate il fuoco. La tregua, annunciata per il 29 ottobre dopo la mediazione di Melania Trump, dovrebbe permettere l’ingresso degli aiuti nella città ucraina occupata dalle forze russe dal 2022.

La situazione è stata discussa anche nei colloqui telefonici avuti da Papa Leone XVI con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Il Pontefice ha chiesto una pausa umanitaria, mentre il Cremlino ha attribuito a Kiev gli ostacoli alla distribuzione dei rifornimenti e ha dichiarato di sostenere l’iniziativa del Vaticano.

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Una città privata di tutto

L’unico negozio di alimentari rimasto in attività ha abbassato le serrande a gennaio. L’ultimo convoglio terrestre con generi essenziali è arrivato a maggio; da allora, alcuni pacchi vengono calati dai droni delle forze ucraine.

Oleshky sorge sulla riva sinistra del Dnipro, a circa nove chilometri da Kherson. Il ponte di Antonivskyi, che univa le due città, è stato distrutto nell’ottobre 2022 durante il ritiro russo seguito alla controffensiva ucraina. Prima dell’invasione su vasta scala iniziata nel febbraio dello stesso anno, la località contava circa 24.000 abitanti, secondo Human Rights Watch.

Oggi, tra Oleshky e sei centri vicini, sarebbero rimaste circa 6.000 persone, compresi 200 bambini. Per loro mancano acqua, gas, corrente elettrica, alimenti e assistenza sanitaria. Anche la gestione dei decessi è diventata quasi impossibile: i cadaveri vengono conservati nelle cantine dell’ospedale, dopo la chiusura dell’obitorio, e da maggio se ne sarebbero accumulati circa cento.

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Cure bloccate e strade minate

Le ambulanze non intervengono più e i malati gravi non possono essere trasportati negli ospedali delle località vicine. Il presidio sanitario cittadino è ancora formalmente aperto, ma non dispone né di medicinali né del carburante necessario ai generatori; dalla fine di settembre, inoltre, non accetta nuovi pazienti.

A luglio Human Rights Watch ha raccolto testimonianze sulla presenza di mine lungo le strade e sul sorvolo continuo dei droni. Già in aprile Tetiana Hasanenko, sindaca di Oleshky ma ormai lontana dalla città, aveva parlato di una «catastrofe umanitaria». A settembre Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, aveva definito il quadro «critico».


Il baratto per poter mangiare

Durante l’estate i residenti hanno resistito soprattutto grazie ai prodotti coltivati negli orti e allo scambio di beni. Chi può tenta di raggiungere in bicicletta o a piedi Radensk, villaggio distante venti chilometri e più lontano dalla linea del fronte, ma il tragitto resta rischioso.

Secondo una testimonianza raccolta da Ukrainska Pravda, in città si starebbe arrivando a mangiare anche i cani. I militari russi incaricati del presidio, a loro volta senza rifornimenti, sottrarrebbero cibo agli abitanti e impedirebbero di seppellire le vittime dei bombardamenti. I corpi verrebbero trasferiti a Henichesk per sostenere che siano state uccise dalle forze ucraine. Con l’inverno ormai vicino, la tregua annunciata per il 29 ottobre potrebbe diventare l’unica finestra per far arrivare soccorsi e rifornimenti alla popolazione.

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