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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Oleshky, evacuati civili tra partenze e divisioni

Il convoglio ha offerto 750 posti, ma diversi residenti hanno scelto di restare nella città occupata.

I civili che volevano lasciare Oleshky sono stati evacuati venerdì, durante una tregua umanitaria tra Russia e Ucraina.

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Difesa aerea e tensioni internazionali

Gli Stati Uniti hanno autorizzato la vendita a Kiev di 500 missili intercettori destinati ai sistemi Patriot. L’intesa dovrà comunque passare dal Congresso e le forniture, secondo Volodymyr Zelensky, potrebbero iniziare soltanto tra alcuni anni.

Il presidente ucraino ha definito l’autorizzazione «importante», ma ha chiesto agli alleati misure più rapide per proteggere le città, soprattutto in vista dell’inverno e dei possibili attacchi russi alle infrastrutture energetiche. Nel frattempo, le forze di Mosca hanno continuato a colpire Kiev e altri centri abitati, mentre Zelensky ha riattivato le operazioni contro le raffinerie russe dopo una pausa durata alcune settimane.

La crisi si è riflessa anche nella riunione dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta. Marco Rubio ha evitato la fotografia ufficiale insieme al ministro russo Sergej Lavrov, dopo che alcuni rappresentanti europei avevano minacciato di boicottare l’iniziativa.


Il trasferimento dalla città

A Oleshky sono arrivati aiuti, medicinali, ambulanze e un gruppo composto da 50 medici e paramedici. Dalla Crimea sono partiti anche 25 autobus, con una capienza complessiva di 750 persone, per accompagnare fuori dalla zona i residenti intenzionati a partire.

Non è stato ancora comunicato quanti abitanti abbiano utilizzato il trasporto. Il centro, vicino alla linea del fronte, è stato isolato dai combattimenti e le due parti si accusano reciprocamente di aver reso impraticabili le strade con bombardamenti e mine.

Il percorso del convoglio si è snodato tra vie secondarie piene di fango e dissestate. Lungo il tragitto sono comparsi edifici vuoti, tetti danneggiati e aree considerate accessibili soltanto con cautela per il rischio di ordigni inesplosi.

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Davanti all’ospedale locale si sono incontrate persone pronte a salire sugli autobus, alcune con cani e gatti, e abitanti arrivati per salutare familiari e amici. Tra coloro che hanno deciso di partire prevalevano i giovani.


Le scelte degli abitanti

Per Pavel, 62 anni, ex tenente colonnello, abbandonare Oleshky significherebbe rischiare di non rientrare più in possesso della propria abitazione. Ha quindi scelto di restare e di raggiungere ogni due settimane in bicicletta Radensk, il centro vicino dove si procura il necessario. «Sono sicuro che ce la farò a resistere fino alla prossima primavera, e credo che questa guerra non durerà ancora a lungo», ha raccontato.

La destinazione ha evidenziato le fratture presenti tra gli abitanti: alcuni hanno scelto le zone controllate dall’Ucraina, altri quelle amministrate dalla Russia. Anton ha spiegato di aver evitato il territorio ucraino per timore degli arruolamenti forzati e ha riferito di essere stato definito traditore da persone poi trasferitesi all’estero, soprattutto in Polonia.

Igor Gitchenkov, 60 anni, già dirigente dei trasporti di Cherson, vive invece a Skadovsk, a 80 chilometri da Cherson, sotto il controllo delle truppe russe. La sua decisione è legata ai ricordi dell’epoca sovietica e alla memoria del nonno, morto nel 1943 vicino a Sebastopoli.

Alexander Zakharov, fuggito recentemente da Oleshky, ha offerto una lettura più pratica: molti residenti scelgono la destinazione in base alla presenza di parenti capaci di accoglierli e aiutarli. Le operazioni sono state rese possibili da una tregua entrata in vigore nella notte tra lunedì e martedì, promossa da Papa Leone e mediata dagli Stati Uniti.

Al termine dell’evacuazione, Dmytro Lubinets e Yana Lantratova, responsabili per i diritti umani rispettivamente di Ucraina e Russia, hanno incontrato i giornalisti al posto di frontiera di Armyansk, in Crimea. Lubinets ha chiesto di estendere iniziative analoghe lungo il fronte, mentre Lantratova ha attribuito a Melania Trump un ruolo decisivo nella sicurezza dell’operazione; i contatti con il Vaticano avevano incluso anche la missione a Mosca del cardinale Matteo Zuppi e conversazioni del Pontefice con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.

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