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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Nucleare, la crepa nel fronte verde parte da Londra

Il Partito Verde britannico rinuncia al veto ideologico sui nuovi reattori, mentre in Italia Alleanza Verdi-Sinistra conferma la sua opposizione all’atomo.

In Italia il tentativo di riaprire il confronto sul nucleare è stato respinto dalla dirigenza di Alleanza Verdi-Sinistra. A giugno, sulla piattaforma elettorale della coalizione, alcune proposte chiedevano di riconsiderare il tradizionale rifiuto dell’energia atomica, ma i vertici hanno sostenuto che fossero riconducibili a sostenitori del nucleare e non a giovani iscritti.

La distanza tra le due posizioni emerge mentre il Parlamento italiano ha approvato in via definitiva la legge delega promossa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin. Il testo incarica il governo di predisporre le regole per la produzione nucleare nel Paese, riaprendo una prospettiva rimasta chiusa per quasi quarant’anni.


Londra mette in discussione il vecchio veto

A cambiare direzione è invece il Partito Verde britannico, che ha cancellato dai propri obiettivi l’eliminazione dell’atomo dal sistema energetico inglese. La nuova impostazione non equivale a un sostegno automatico ai reattori: ogni progetto dovrà essere esaminato singolarmente e confrontato con le altre soluzioni a basse emissioni.

La decisione è maturata durante la conferenza del partito, anche per effetto della pressione esercitata dalla componente più giovane. Le fonti rinnovabili restano al centro del programma, con particolare attenzione all’eolico in mare e sulla terraferma, ai pannelli solari installati sugli edifici e agli impianti di accumulo.


Il nodo dei costi resta decisivo

Carla Denyer, ex co-leader e tra le esponenti più note del movimento, ha sintetizzato così la linea adottata: «Se fossi il ministro dell’energia, manterrei operative le centrali esistenti sulla base dei dati disponibili, mentre valuterei con grande cautela ogni nuovo impianto, considerando costi, tempi di costruzione e conseguenze ambientali».

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Nel Regno Unito sono attivi 9 reattori, dai quali arriva il 14% dell’elettricità nazionale. La quota potrebbe crescere grazie agli impianti già in realizzazione e ai progetti di piccoli reattori modulari sviluppati da Rolls-Royce, anche se il leader Zack Polanski aveva definito l’energia atomica «obsoleta» e paragonato la costruzione di nuovi impianti alla «creazione di un fax».


I giovani ridisegnano il dibattito europeo

La maggiore apertura delle nuove generazioni è legata a un’esperienza diversa rispetto a quella dei militanti più anziani: crisi climatica, rincari dell’elettricità, guerra in Ucraina e necessità di alimentare una società sempre più elettrificata hanno modificato le priorità. Anche Fridays for Future non ha adottato una posizione univoca sull’atomo; nell’ottobre 2022 Greta Thunberg aveva definito sbagliata la chiusura dei reattori tedeschi se sostituiti con centrali a carbone.

Il quadro continentale rimane comunque diviso. In Germania i Grünen hanno sostenuto l’uscita dal nucleare, mentre i Verdi svedesi continuano a privilegiare l’eolico in mare; in Belgio Groen mostra maggiore elasticità sui reattori di piccola taglia, ancora non disponibili su scala industriale europea. In Finlandia, invece, il partito ambientalista mantiene da tempo un atteggiamento più favorevole all’atomo. In Italia, infine, un sondaggio di Futuri Probabili indica che il 64% delle persone tra 18 e 24 anni guarda con favore all’energia nucleare.

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