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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Neve sulle Alpi, accumuli in calo e quote più alte

Le proiezioni indicano temperature sopra la media e più pioggia alle basse altitudini fino all’inizio del 2027

La neve attesa sulle Alpi nella stagione 2026-2027 sarà meno abbondante, con accumuli medi in diminuzione e precipitazioni spesso a quote elevate.

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Le stime per la stagione

Sulle Alpi Centrali la quantità media di neve prevista tra dicembre e febbraio dovrebbe ridursi di 5,5 centimetri rispetto ai valori abituali. Le precipitazioni, inoltre, potrebbero risultare limitate in gran parte dell’Europa, con eccezioni per Russia e penisola scandinava.

Non tutti i modelli, però, indicano lo stesso andamento: quattro elaborazioni previsionali aggiuntive rispetto a quelle considerate nelle stime principali ipotizzano accumuli alpini superiori alla norma.


Impianti pronti con neve artificiale

Per le società sciistiche l’innevamento programmato è diventato una delle principali voci di spesa. Elisa Maccagni, presidente di impianti Val di Fassa/Carezza, ha spiegato che le strutture sfrutteranno i periodi freddi e le tecnologie disponibili per produrre neve anche con temperature meno rigide.

La stessa Maccagni ha indicato nel 4 dicembre la data prevista per l’apertura, collegata come di consueto al ponte di Sant’Ambrogio. Ha inoltre richiamato il peso dei microclimi locali, che possono modificare sensibilmente le condizioni da una valle all’altra.

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Temperature sopra la media

Le proiezioni del Centro Europeo per le Previsioni meteorologiche a Medio Termine, noto come Ecmwf, indicano per dicembre e gennaio valori termici in Italia superiori alla media di 1 o 2 gradi. L’eventuale prevalenza di temperature più alte trasformerebbe più facilmente le precipitazioni in pioggia, soprattutto alle altitudini inferiori.

Secondo Mattia Gussoni, tecnico meteorologo de IlMeteo.it e glaciologo del Servizio glaciologico lombardo, fino a gennaio non sono attese condizioni particolarmente fredde. Il fenomeno di El Niño, con il massimo previsto verso la fine del 2026, potrebbe inoltre favorire in Europa un inverno mite e caratterizzato da una circolazione atmosferica variabile.


La neve già caduta

Le prime precipitazioni hanno comunque imbiancato diversi comprensori. A Livigno, in Lombardia, sono stati misurati fino a 18 centimetri intorno ai 1.800 metri; sulle montagne piemontesi e valdostane la neve è comparsa oltre i 2.000 metri, mentre sulle Dolomiti ha raggiunto quote superiori ai 1.450 metri.

Il raffreddamento osservato sabato ha portato lo zero termico a circa 1.500 metri, dopo valori vicini ai 4.000 metri registrati nella settimana precedente. Gussoni prevede un nuovo rialzo fino a 3.200 metri nei prossimi giorni, seguito da un’altra discesa dopo il 31 ottobre, ma ritiene che la tendenza generale porti le nevicate verso altitudini sempre maggiori.

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