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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Neuropatie rare, la svolta della ricerca: tre bersagli per fermare la disabilità

Dalle immunoglobuline agli studi su linfociti B, FcRn e complemento: nuove strategie cercano di colmare i limiti delle cure per la CIDP.

Tra i pazienti affetti da neuropatie disimmuni, una quota compresa tra il 20% e il 30% risponde poco alle terapie oggi disponibili. Inoltre, circa la metà deve proseguire il trattamento nel lungo periodo e quasi un paziente su tre convive con una disabilità moderata o grave: sono questi i bisogni che stanno orientando la ricerca biotecnologica.


Tre fronti per nuove cure

Secondo Fiore Manganelli, presidente dell’Associazione italiana per lo studio del sistema nervoso periferico, lo sviluppo dei prossimi trattamenti si concentra su tre obiettivi: i linfociti B, il recettore FcRn coinvolto nel riciclo delle immunoglobuline G e il sistema del complemento. L’intento è ottenere un controllo più efficace della malattia e limitare la necessità di terapie continuative, prevenendo anche il peggioramento della disabilità.

«Il panorama terapeutico delle neuropatie disimmuni sta cambiando rapidamente», ha spiegato Manganelli durante un incontro online dedicato al rapporto tra biotecnologie e qualità della vita. L’esperto ha sottolineato che le nuove soluzioni non sostituiranno automaticamente quelle già in uso: la scelta dovrà dipendere dalle caratteristiche del singolo paziente e da una presa in carico completa.


Cosa sono queste neuropatie

Le neuropatie disimmuni comprendono malattie rare nelle quali il sistema immunitario attacca erroneamente i nervi periferici. Il gruppo più numeroso è quello della CIDP, cioè la polineuropatia infiammatoria cronica demielinizzante, presente nella forma tipica e in diverse varianti.

Rientrano nello stesso ambito anche le neuropatie paraproteinemiche associate ad anticorpi contro la glicoproteina della mielina MAG e le cosiddette nodo-paranodopatie. Queste ultime, diventate più rilevanti negli ultimi 5-10 anni, colpiscono strutture specifiche del nervo e comprendono anche alcune forme di neuropatia motoria multifocale.


Le cure già disponibili

Per iniziare il trattamento della CIDP i medici possono ricorrere alle immunoglobuline somministrate per via endovenosa, ai corticosteroidi oppure alla plasmaferesi. Nella pratica, le prime due opzioni sono quelle utilizzate più spesso, mentre il mantenimento può prevedere infusioni endovenose a intervalli variabili o immunoglobuline introdotte sotto la pelle.

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Esiste anche una formulazione sottocutanea facilitata: l’aggiunta di ialuronidasi permette di somministrare quantità maggiori di immunoglobuline e di ridurre il numero complessivo delle infusioni. «Ogni innovazione arricchisce gli strumenti del clinico, ma tutto passa dalla presa in carico del paziente», ha osservato Manganelli, evidenziando l’importanza di accompagnare la persona lungo l’intero percorso terapeutico.


Linfociti B e recettore FcRn

Tra i farmaci diretti contro i linfociti B, il rituximab rappresenta un riferimento soprattutto nella neuropatia paraproteinemica anti-MAG. In Italia il suo impiego è previsto per i casi che raggiungono un determinato livello di gravità, misurato con la scala INCAT. Poiché la risposta non è uguale per tutti, sono in corso studi su molecole con meccanismi diversi, tra cui gli inibitori delle tirosin-chinasi di Bruton.

Un’altra linea di ricerca punta invece a modificare il riciclo delle immunoglobuline attraverso il recettore FcRn. Riducendo la quantità di IgG presenti nel sangue, questi medicinali possono agire anche sugli anticorpi responsabili della CIDP. Sono stati valutati l’FcRn IgG modulator e il rozanolixizumab, mentre altri studi clinici di fase 2 e 3 stanno esaminando ulteriori molecole della stessa classe.


Il ruolo del complemento

Il terzo bersaglio è il sistema del complemento, che potrebbe contribuire alla malattia soprattutto in un sottogruppo di persone con CIDP. Alcuni farmaci appartenenti a questa area sono già stati studiati anche in altre patologie neuromuscolari, mentre tra quelli in sviluppo più avanzato figurano riluzolumab ed efgartigimod.

I risultati preliminari vengono considerati incoraggianti sia per la CIDP sia per la neuropatia motoria multifocale. Ora l’attenzione è rivolta allo studio Arda, una ricerca di fase 2 in via di completamento: i suoi dati dovrebbero chiarire meglio quanto questo approccio possa essere efficace.

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