Netanyahu punta sull’incubo atomico: il voto israeliano diventa un ultimatum
A due giorni dalle urne, il premier rilancia un’immagine generata dall’intelligenza artificiale e lega la sicurezza del Paese alla prosecuzione della guerra contro l’Iran.
Un’esplosione nucleare simulata sopra Tel Aviv e un messaggio che presenta il voto come una scelta decisiva per la sopravvivenza di Israele. È la strategia adottata da Benjamin Netanyahu a 48 ore dalle elezioni parlamentari del 27 ottobre, mentre il premier cerca di trasformare la minaccia iraniana nel tema centrale della campagna.
L’immagine, realizzata con l’intelligenza artificiale, è stata pubblicata su X insieme al rilancio di un testo attribuito a Yuval Blumberg, autore di *The Oslo Trap*. Nel documento, fortemente critico verso gli Accordi di Oslo del 1993, le concessioni in nome della pace vengono indicate come un errore che avrebbe indebolito la sicurezza e l’identità dello Stato ebraico.
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La guerra all’Iran come priorità assoluta
Il testo condiviso dal leader del Likud descrive l’Iran e l’asse sciita come una minaccia concreta alla sopravvivenza di Israele. Secondo questa impostazione, le polemiche interne, dagli scandali che coinvolgono il governo alle questioni riguardanti Qatar, ultraortodossi, Orich, reclutamento e avvisi sul 7 ottobre, servirebbero soltanto a distogliere l’attenzione dall’obiettivo principale: portare a termine l’offensiva contro Teheran.
Il riferimento è al conflitto iniziato il 28 febbraio da Israele e Stati Uniti. Nel messaggio si sostiene che la presidenza di Donald Trump offra ancora due anni per completare l’operazione, prima di un possibile cambio alla Casa Bianca. Il testo cita anche l’eventualità di una futura amministrazione guidata da Kamala Harris o da un altro candidato e invita a concentrare tutte le risorse nazionali sulla guerra.
Secondo l’autore del documento, la priorità sarebbe rovesciare il regime degli ayatollah, sfruttando quella che viene definita una finestra storica irripetibile. La tesi è che le generazioni future non perdonerebbero a Israele di aver rinunciato a quella che viene presentata come la missione più importante del momento.
L’ombra della seconda Shoah
Il passaggio più duro arriva quando il testo collega direttamente l’esito delle elezioni al rischio di una nuova catastrofe per il popolo israeliano. L’odio politico nei confronti di Netanyahu, si sostiene, non basterebbe a fermare una bomba iraniana: «Chiunque si preoccupi della propria esistenza fisica, di quella della sua famiglia e dei suoi cari dovrebbe tremare la mano prima di votare qualcuno che non sarà in grado di completare la missione».
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La conclusione evoca esplicitamente la possibilità di una «seconda Shoah», attribuendone la responsabilità a chi, per avversione politica o per una reazione emotiva, dovesse scegliere un candidato incapace di proseguire la guerra. Nel documento vengono inoltre rivolte accuse ai Fratelli Musulmani e ai loro presunti complici terroristi, mentre a Netanyahu viene riconosciuta la capacità di mantenere un rapporto diretto e costante con Trump.
Le opposizioni accusano il premier
La reazione degli avversari politici è stata immediata. Gadi Eizenkot, indicato come il principale rivale del primo ministro nella sfida elettorale, ha accusato Netanyahu di ricorrere ancora una volta alla paura e alla disinformazione per influenzare gli elettori. «Hai fallito. E tra due giorni, il popolo di Israele te lo dimostrerà chiaramente alle urne», ha scritto su X, sostenendo che il governo non abbia raggiunto gli obiettivi fissati contro l’Iran.
Eizenkot ha aggiunto che l’opposizione punta a formare il prossimo esecutivo e a indirizzare Israele verso sicurezza e prosperità. Yair Golan, leader dei Democratici, ha invece chiesto che Netanyahu venga allontanato dai social network, accusando lui e il suo entourage di aver perso il controllo sotto la pressione della campagna elettorale.
«Martedì sostituiremo coloro che seminano il panico e ridaremo a Israele sicurezza e salute mentale», ha scritto Golan. Il voto del 27 ottobre si svolgerà così in un clima dominato dal confronto sulla guerra contro l’Iran e dalla contrapposizione tra l’allarme lanciato dal premier e la promessa dell’opposizione di cambiare governo.
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