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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Neonato morto, il nodo che accende l’inchiesta: primario ai domiciliari

Quattro sanitari sono stati colpiti da misure cautelari per la morte di un bambino ricoverato in terapia intensiva e per presunte alterazioni delle prove.

Un presunto tentativo di modificare la ricostruzione del parto è al centro dell’indagine sulla morte di un neonato avvenuta nel marzo 2024 all’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, nel Napoletano. La Procura di Torre Annunziata contesta a quattro operatori sanitari non solo responsabilità legate al decesso, ma anche condotte che avrebbero puntato a nascondere quanto accaduto.


Il primario ai domiciliari

Il provvedimento riguarda il dirigente della Ginecologia in servizio nel 2024, posto agli arresti domiciliari. Per altri due medici e un’ostetrica è stata disposta l’interdizione dalla professione e dal pubblico ufficio o servizio per 12 mesi.

Le misure sono state ordinate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della Procura. L’esecuzione è stata affidata ai finanzieri del gruppo di Torre Annunziata e della compagnia di Castellammare di Stabia.


Il cordone al centro dei sospetti

Secondo l’accusa, il bambino sarebbe stato sottoposto a un parto segnato da complicazioni e avrebbe avuto bisogno del ricovero immediato in terapia intensiva. È morto circa un mese dopo la nascita. Gli investigatori ritengono che, già durante l’intervento e nelle fasi successive, siano state adottate iniziative per attribuire l’esito a una circostanza imprevedibile.

Tra gli elementi raccolti compare un nodo che sarebbe stato realizzato artificialmente sul cordone ombelicale. Per gli inquirenti, quella modifica avrebbe dovuto far apparire l’evento come non prevedibile per i ginecologi. Subito dopo, cordone e placenta sarebbero stati eliminati, in contrasto con le consuetudini cliniche seguite nella struttura.

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Cartella e testimonianze sotto esame

L’inchiesta ipotizza anche interventi sulla documentazione sanitaria. In particolare, sarebbero stati cambiati gli orari relativi alla presenza e alle attività del personale coinvolto nel parto. Gli indagati avrebbero inoltre concordato versioni da fornire agli investigatori.

La Procura attribuisce al primario un ruolo di coordinamento nelle presunte alterazioni delle prove, anche in virtù dell’influenza esercitata all’interno del reparto. L’ipotesi accusatoria parla di condotte «finalizzate ad occultare le proprie responsabilità», ma la posizione dei quattro dovrà essere valutata nel corso del procedimento.


Le accuse contestate ai sanitari

A seconda delle singole posizioni, gli indagati devono rispondere di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale. Nel quadro accusatorio rientrano anche la frode nel processo penale e il depistaggio.

Le indagini sono state coordinate dalla Procura di Torre Annunziata e svolte dalla Guardia di finanza. La vicenda ruota dunque su due piani distinti: le condotte che avrebbero contribuito alla morte del neonato e quelle, successive o contestuali al parto, che secondo gli inquirenti avrebbero compromesso la ricostruzione dei fatti.

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