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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Napoli ultima in Ecosistema urbano, pesa il nodo climatico

Legambiente segnala aria, rifiuti e caldo estremo; Manfredi replica con nuovi alberi e progetti finanziati dal Pnrr.

Napoli chiude all’ultimo posto la classifica di Ecosistema Urbano 2026. Il rapporto evidenzia difficoltà nella qualità dell’aria e delle acque, nella gestione dei rifiuti e nella dotazione di verde pubblico.

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I problemi della città

Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, ha esteso il giudizio alle principali città meridionali: «Ci sono anche gli arretramenti e complessivamente questi centri continuano a non farcela». Secondo l’associazione, accanto a qualche miglioramento restano carenze strutturali che frenano i capoluoghi del Sud.

Napoli presenta comunque alcuni indicatori positivi. Il trasporto pubblico locale registra più passeggeri rispetto alle altre grandi città meridionali, il numero di automobili è relativamente contenuto e l’incremento del consumo di suolo rimane limitato.

La raccolta differenziata si ferma però al 47 per cento, collocando il capoluogo tra gli ultimi dieci della graduatoria. Il dato incide anche sulla media regionale, mentre Salerno raggiunge il 74,5 per cento. Imparato segnala inoltre livelli di inquinamento atmosferico paragonabili a quelli delle città della pianura padana, aggravati dal traffico, dalla presenza del porto e dell’aeroporto in aree urbane e dalla vicinanza di insediamenti industriali.


Le risposte del Comune

Il sindaco Gaetano Manfredi ha ricondotto una parte dei risultati alla «carenza di integrazione di informazioni tra diverse amministrazioni che insistono sul territorio». Ha indicato tra le criticità anche la scarsa qualità di aria e acqua, la raccolta dei rifiuti e la presenza ridotta di alberi: nelle aree pubbliche se ne contano cinque ogni 100 abitanti.

L’amministrazione ha aderito al bando della Città metropolitana dedicato alla piantumazione e all’aumento del verde. Gli interventi hanno portato alla messa a dimora di 6.547 alberi, compresi 934 esemplari sostitutivi, oltre a 2.580 arbusti.

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Manfredi ha ricordato anche i cantieri avviati con le risorse del Pnrr e quelli ordinari destinati ad ambiente e mobilità. A suo giudizio, una volta completati, questi progetti potranno migliorare la posizione di Napoli, tenendo conto delle condizioni amministrative e finanziarie ereditate dal Comune.


Adattamento alle alte temperature

Per Legambiente, gli interventi non dovrebbero limitarsi alle opere infrastrutturali. Imparato propone una rete di rifugi climatici, con piccoli spazi verdi distribuiti nei quartieri più esposti e ambienti climatizzati ricavati, quando possibile, in biblioteche e parrocchie.

La priorità, ha spiegato, è sovrapporre la mappa delle isole di calore a quella delle aree con maggiore povertà assoluta. In questo modo le misure potrebbero raggiungere prima i quartieri dove il caldo rischia di aggravare le disuguaglianze sociali.

L’associazione richiama infine la necessità di prepararsi agli effetti estremi del clima: dopo un’estate molto calda, le prime piogge hanno già provocato allagamenti in diverse città. Tra gli interventi indicati figurano la rimozione dell’asfalto dove possibile e una manutenzione più regolare del verde.

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