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Attualità 4 min di lettura44 min fa

Moldova, la scommessa europea passa dall’Italia: il piano di Grosu

Il presidente del Parlamento moldavo chiede a Roma sostegno per chiudere i negoziati nel 2028 e rafforzare sicurezza, pensioni e dialogo con la Transnistria.

Per i moldavi che hanno lavorato in entrambi i Paesi, un accordo appena entrato in vigore può incidere direttamente sul futuro previdenziale. L’intesa tra Moldova e Italia permette infatti di sommare i periodi contributivi maturati nei due sistemi quando quelli versati in uno solo non sono sufficienti per ottenere la pensione.

Igor Grosu, presidente del Parlamento moldavo e leader del Partito di Azione e Solidarietà (Pas), considera questo risultato una delle prove più concrete della vicinanza tra Roma e Chișinău. Dall’Italia, però, chiede anche un sostegno politico al percorso di adesione all’Unione europea, con l’obiettivo di arrivare alla conclusione dei negoziati nel 2028.

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Roma è il ponte con l’Europa

La comunità moldava presente in Italia, secondo Grosu, rappresenta un collegamento stabile tra le due società. Il rapporto bilaterale non riguarda soltanto la mobilità e la protezione sociale, ma comprende anche la cooperazione sulla sicurezza e l’assistenza alla diaspora.

Nel quadro dei rapporti culturali, il presidente moldavo richiama inoltre la Comunità di Italofonia promossa da Antonio Tajani e istituita a Roma nel novembre 2025 come spazio permanente di collaborazione attraverso la lingua italiana. «L’Italia è un’ottima amica della Moldova», ha affermato Grosu, sintetizzando il ruolo che attribuisce a Roma.

L’interesse moldavo verso l’Italia si lega anche al possibile ruolo della presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, prevista nel primo semestre del 2028. Grosu vorrebbe che quella fase coincidesse con la chiusura del negoziato di adesione e chiede quindi un accompagnamento concreto da parte delle istituzioni italiane.


La Transnistria cerca una nuova direzione

L’integrazione europea viene indicata da Grosu anche come leva per riavvicinare la Transnistria al resto del Paese. La regione separatista attraversa una fase economica difficile: per il presidente del Parlamento moldavo, il modello locale ha mostrato la propria fragilità soprattutto dopo l’interruzione, nel gennaio 2025, delle forniture di gas russo.

Il riavvicinamento, sostiene Grosu, si manifesta già nelle scelte quotidiane. Alcuni residenti cercano occupazione e assistenza sociale nella Moldova, mentre diverse famiglie iscrivono i figli nelle scuole moldave. «Il processo di reintegrazione è in moto», ha detto. Kaja Kallas ha inoltre sostenuto che la regione non rappresenterà un impedimento all’avanzamento europeo della Moldova.

Un altro passaggio riguarda l’avvicinamento delle norme economiche. Le imprese transnistriane versano dazi e Iva come quelle moldave; le somme confluiscono in un fondo destinato a infrastrutture, servizi e interventi a favore della popolazione locale.

Resta aperto il tema della presenza militare russa, stimata tra 1500 e 2000 soldati. Grosu la considera illegale e ritiene che il ritiro delle truppe e delle relative dotazioni debba essere affrontato attraverso un negoziato che coinvolga Moldova, Unione europea e Ucraina.

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I droni riaccendono l’allarme

La pressione sulla Moldova si è manifestata anche sul piano della sicurezza. Nella notte tra il 15 e il 16 ottobre quattro droni hanno sorvolato lo spazio aereo moldavo; uno di questi ha oltrepassato il confine aereo per poi rientrarvi. Grosu segnala che episodi simili sono diventati molto più frequenti nel corso dell’anno.

Il presidente del Parlamento collega quelle incursioni agli attacchi russi contro l’Ucraina e ne legge l’effetto come un tentativo di alimentare l’ansia tra i cittadini. «Questi incidenti non sono un caso, servono a instillare paura nella popolazione e a demotivare il cammino della Moldova verso l’Unione europea», ha dichiarato.

La risposta, a suo giudizio, dovrà combinare la difesa del territorio, il coordinamento con Kiev e una comunicazione trasparente rivolta alla popolazione. Grosu considera inoltre determinante la capacità dell’Ucraina di continuare a proteggere la sicurezza del continente.

Per questo respinge l’ipotesi che una diminuzione degli aiuti militari occidentali possa accorciare la guerra. «È falso, offrirebbe solo una possibilità alla Russia», ha affermato, sostenendo che un indebolimento del sostegno a Kiev aumenterebbe i rischi anche per la Moldova.


Il calendario dell’adesione

Il dossier europeo ha compiuto un passo avanti il 13 ottobre, quando Bruxelles e Chișinău hanno avviato il confronto su due nuovi raggruppamenti negoziali: mercato interno; competitività e crescita inclusiva. Queste aree riuniscono capitoli affini e servono a organizzare l’adeguamento della Moldova alle regole dell’Unione.

Con le ultime aperture, i raggruppamenti avviati sono diventati quattro su sei. Devono ancora partire i negoziati sull’agenda verde e la connettività sostenibile, oltre a quelli dedicati a risorse, agricoltura e coesione. Grosu punta a ottenere l’apertura degli ultimi due entro la fine dell’anno.

Il suo programma indica il 2028 come termine per chiudere i negoziati e il 2030 come data-obiettivo per l’ingresso nell’Unione europea. «La formula è molto più semplice di prima. Oggi è guerra o pace», ha detto parlando del significato politico attribuito al percorso europeo.

La visita in Italia si è svolta dopo il colloquio del 15 ottobre con Lorenzo Fontana, presidente della Camera, in occasione della Conferenza europea dei presidenti di Parlamento. Da Roma Grosu rilancia ora la richiesta di sostenere l’apertura dei capitoli ancora fermi e di accompagnare la Moldova verso il traguardo dell’adesione.

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