Moldova, il lavoro dei rifugiati può fruttare 30 milioni l’anno
L’esperienza di Tatiana mostra come l’inserimento professionale dei rifugiati ucraini possa sostenere sia la loro autonomia sia le entrate pubbliche moldove.
In Moldova, l’integrazione dei rifugiati ucraini non rappresenta soltanto una responsabilità umanitaria. I dati indicano anche un possibile ritorno economico: chi trova un impiego regolare produce per le casse dello Stato entrate circa sette volte superiori rispetto a chi resta senza lavoro o opera nell’economia informale.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Un potenziale ancora poco utilizzato
Secondo un’analisi dell’UNHCR basata su uno studio sostenuto dal Joint Data Centre on Forced Displacement, l’accesso all’occupazione regolare potrebbe trasformare in modo significativo il contributo dei rifugiati all’economia moldova. Soltanto nell’industria, 5.000 lavoratori in più assunti formalmente porterebbero ogni anno circa 30 milioni di dollari di entrate pubbliche.
Il margine di crescita potrebbe essere ancora più ampio nei comparti qualificati e nei servizi. In questi ambiti, infatti, una presenza maggiore di lavoratori rifugiati nel mercato regolare avrebbe la possibilità di generare entrate fiscali più consistenti.
I numeri mostrano però una distanza tra le competenze disponibili e le opportunità effettivamente sfruttate. Oltre l’80% dei rifugiati ucraini in età lavorativa presenti in Moldova aveva già maturato esperienze professionali, mentre circa tre su quattro disponevano di una formazione superiore o professionale. Nonostante questo patrimonio, soltanto all’incirca un terzo ha trovato un’attività retribuita dopo l’arrivo, sia essa regolare oppure informale.
Tatiana e il valore di ricominciare
Tra queste persone c’è Tatiana, rifugiata ucraina che in Moldova è riuscita a tornare al mestiere di insegnante. La sua vicenda si inserisce in una realtà condivisa da milioni di persone costrette a lasciare la propria casa a causa di guerre, crisi e persecuzioni e impegnate a ricostruire la propria quotidianità.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
All’inizio, ha raccontato Tatiana, ripartire è stato difficile: «Ricominciare è stato spaventoso all’inizio. Arrivi in un posto nuovo e improvvisamente tutto ciò che ti era familiare scompare. Il lavoro ci ha aiutato a ritrovare un senso di stabilità».
Dignità e autonomia oltre lo stipendio
Per chi fugge da un conflitto, l’occupazione non coincide soltanto con una busta paga. Ritrovare un ruolo professionale può significare recuperare indipendenza, dignità e una parte della propria identità, elementi spesso compromessi dall’esperienza della guerra e dello sradicamento.
La storia di Tatiana rende concreto questo aspetto, mentre le stime economiche aggiungono una conseguenza misurabile. Per la Moldova, favorire l’ingresso dei rifugiati nel lavoro regolare significa quindi valorizzare competenze già presenti e, allo stesso tempo, ampliare le risorse disponibili per lo Stato.
Continua a leggere
Migranti, il conto delle barriere: lavoro, casa e permessi in bilico
Il Rapporto Immigrazione 2026 di Caritas e Migrantes mette in luce gli ostacoli che alimentano precarietà e irregolarità, nonostante il contributo economico e sociale degli stranieri.
Tempesta Adam, 900mila persone bloccate: Valencia è sott’acqua
Piogge eccezionali hanno isolato diversi comuni della Comunità Valenciana, mentre soccorritori ed elicotteri intervengono nelle aree più colpite
Caso Rossi, la Commissione indica due ruoli: cosa emerge
Il presidente Gianluca Vinci riferisce sugli elementi raccolti durante alcuni colloqui con detenuti e cita due persone per un possibile coinvolgimento nella vicenda
Endometriosi, 8 anni per una diagnosi: il dolore non va normalizzato
Oltre una donna su dieci ne è colpita, ma il riconoscimento arriva spesso tardi: esperti e associazioni chiedono più informazione, percorsi uniformi e tutela della fertilità.