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Attualità 3 min di lettura59 min fa

Milano, studenti e lavoratori sfiduciano il governo in piazza

Il corteo dello sciopero generale ha attraversato la città e si è concluso in piazza Leonardo Da Vinci.

La mobilitazione di studenti, lavoratori e insegnanti a Milano si è conclusa in piazza Leonardo Da Vinci con la contestazione al governo.

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Le richieste dal palco

Dal palco, i promotori hanno rivendicato il carattere comune della protesta e ringraziato i lavoratori, i partecipanti e i portuali che hanno bloccato 113 porti rifiutandosi di caricare armi. La giornata è stata presentata come una manifestazione contro la militarizzazione e contro la presenza di numerosi militari in città.

Gli organizzatori hanno respinto l’idea di ridurre il corteo agli episodi di tensione e hanno riferito che oltre 2 milioni di persone, in tutta Italia, avrebbero chiesto risposte e le dimissioni di un governo accusato di non affrontare i bisogni del Paese e di alimentare le divisioni. La conclusione è stata affidata a una frase condivisa: «I giovani e la classe operaia hanno sfiduciato questo governo».


Educatori e clima

Alla manifestazione hanno partecipato anche gli educatori di strada e gli operatori dei centri di aggregazione. Hanno chiesto finanziamenti più adeguati e stipendi migliori, sostenendo che accompagnare i ragazzi nella crescita significa aiutarli a progettare il futuro e a occuparsi della comunità.

Gli educatori hanno inoltre reclamato meno risorse per la presenza militare e più investimenti nel lavoro sociale. Sul corteo sono comparsi anche i temi ambientali: Fridays for Future Milano e Statale Impatto Zero hanno collegato la transizione ecologica alla riduzione delle disuguaglianze.


Il percorso della manifestazione

Il corteo generazionale era partito da piazza Leonardo Da Vinci, con la presenza di studenti delle superiori e universitari, collettivi, centri sociali, attivisti ambientali, educatori e giovani. Tra gli slogan compariva anche «Scuola, lavoro, dignità».

All’altezza di piazza Loreto, i manifestanti si sono uniti alla mobilitazione convocata dall’Usb. Il gruppo ha poi proseguito insieme, occupando anche la tangenziale, prima di tornare nel luogo di partenza per l’atto conclusivo.


Scuola e futuro

Per il collettivo del liceo Einstein, la protesta nasce dalla sensazione che ai giovani venga negata la possibilità di costruire il proprio domani. I ragazzi hanno denunciato edifici scolastici in cattive condizioni e una preparazione che, a loro giudizio, non offre risposte alle difficoltà sociali.

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Tra i partecipanti c’era Ilenia, 16 anni, che ha scelto di non andare a lezione. Ha parlato delle difficoltà economiche delle famiglie, dei docenti poco pagati e delle critiche rivolte agli studenti quando protestano: «Restare seduti a un banco e studiare per un futuro che non c’è o provare a costruirlo?».


Casa, lavoro e inclusione

Miriam, 21 anni, ha esteso la contestazione al modello urbano milanese. Secondo la giovane, l’aumento della ricchezza concentrata e dei costi abitativi sta allontanando dalla città le persone con redditi più bassi; la critica è stata rivolta anche alle amministrazioni di centrosinistra.

Matteo, 24 anni, lavora dall’età di 16 anni e ha denunciato salari insufficienti, affitti elevati e rincari della spesa. Nel suo intervento ha accusato governo e opposizione di non offrire risposte a chi deve scegliere tra riscaldare casa e acquistare cibo.

Un altro tema ha riguardato il limite del 30% per gli alunni stranieri nelle classi e le discriminazioni verso chi ha origini migratorie. Con lo striscione «A scuola nessuno è straniero», i manifestanti hanno chiesto una scuola inclusiva e una società fondata sull’uguaglianza, contestando la ricerca di nemici tra le persone più vulnerabili.


Il prossimo sciopero studentesco

La mobilitazione ha rilanciato anche l’appuntamento del 20 novembre, quando è previsto lo sciopero nazionale degli studenti. Giovanni, 17 anni, ha invitato a partecipare collegando le rivendicazioni scolastiche a quelle dei lavoratori.

Nel suo intervento sono state ricordate le condizioni degli edifici scolastici, la critica alla presenza di interessi privati e la richiesta di una scuola orientata alla pace, all’uguaglianza e al libero pensiero. Dal corteo è arrivata anche solidarietà a Youssef Siher, ricercatore trentenne arrestato durante le manifestazioni, mentre Adam, 17 anni, ha respinto l’etichetta di vandali applicata ai giovani e ha criticato il ricorso a 500 militari.

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