Milano, rabbia e piazze: i collettivi decidono il prossimo passo
Nei giardini di via Palestro studenti e centri sociali discutono nuove mobilitazioni, tra il presidio a San Vittore e il confronto sul corteo del 30 ottobre.
Il punto non è soltanto quando tornare in piazza, ma quale direzione dare a una protesta che, a Milano, continua a crescere. Nei giardini di via Palestro studenti, collettivi e rappresentanti dei centri sociali si sono riuniti per discutere delle prossime iniziative, mentre per questa sera è previsto un presidio davanti al carcere di San Vittore in solidarietà con gli arrestati degli scontri del 17 e 18 ottobre.
L’assemblea ha lasciato aperte più strade: alcuni spingono per una nuova mobilitazione già domani, altri preferiscono attendere lo sciopero generale di venerdì prossimo o concentrare le energie sulla manifestazione del 30 ottobre. Nel frattempo, anche gli anarchici hanno rinunciato al corteo di sabato pomeriggio, spiegando di voler evitare una frammentazione delle piazze.
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La protesta cerca una direzione
Al tramonto, i partecipanti hanno raggiunto l’area davanti al Museo d’arte contemporanea arrivando in bicicletta o a piccoli gruppi. Nel cerchio formato attorno alle rose dei giardini di via Palestro c’erano studenti del Volta, dell’Einstein, dell’Agnesi, del Vittorio Veneto e del Boccioni, insieme a esponenti del Lambretta e di altri collettivi dell’hinterland.
Il confronto ha alternato questioni scolastiche e rivendicazioni politiche. Sono stati citati gli stipendi, le aule deteriorate, la presenza di topi nelle palestre, gli ascensori fuori uso e gli ostacoli per le persone con disabilità. Alla richiesta di migliori condizioni di vita si è affiancata quella di organizzare una risposta comune, con l’obiettivo dichiarato da alcuni di mandare a casa il governo Meloni.
Una studentessa del Boccioni ha indicato il 30 ottobre come possibile appuntamento centrale per la sua generazione e ha parlato della necessità di contrastare disuguaglianze e discriminazioni. Altri interventi hanno invece insistito sulla repressione e sulle manganellate subite durante precedenti manifestazioni.
Il nodo degli scontri di ottobre
Gli episodi dello scorso fine settimana sono rimasti al centro del dibattito. Una parte dei presenti ha contestato il modo in cui, a loro giudizio, la discussione pubblica si è concentrata sui saccheggi e sui danni, trascurando le ragioni sociali della protesta. Un esponente dell’Einstein ha sostenuto che la rabbia sia esplosa soprattutto tra i giovani di seconda generazione, colpiti dal costo della vita e dalla discriminazione razziale.
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Lo stesso studente ha rivendicato la contestazione delle istituzioni e ha affermato: “La bolla di rabbia è esplosa”. Nel corso dell’assemblea è stata anche criticata la decisione di impiegare 500 militari della Folgore, considerata dai ragazzi un segnale della scelta repressiva attribuita al governo.
Un altro intervento ha richiamato gli anni Settanta come possibile paragone per il clima di mobilitazione, senza soffermarsi sulle violenze politiche che segnarono quel periodo. Diversi partecipanti hanno inoltre raccontato la contestazione avvenuta nel pomeriggio durante la visita di Matteo Salvini e Silvia Sardone, arrivati per cancellare alcune scritte degli studenti: secondo il racconto, la Digos avrebbe risposto spintonando i manifestanti.
San Vittore e le prossime piazze
La serata proseguirà davanti al carcere di San Vittore, dove i collettivi intendono esprimere solidarietà alle persone arrestate dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre. Al presidio dovrebbero partecipare anche esponenti del Movimento 17 ottobre, mentre gli anarchici si ritroveranno nella zona di Sant’Agostino dopo aver cancellato il corteo previsto per sabato.
La discussione sulla mobilitazione resta però aperta. Una parte dell’assemblea vorrebbe mantenere viva la spinta del 17 ottobre e tornare in strada già domani; altri ritengono che manchino le condizioni e temono che una nuova manifestazione possa essere sfruttata politicamente dalla destra.
Dopo più di due ore, il cerchio si è sciolto con il buio e l’accensione dei lampioni. Prima di andare via, una studentessa ha riassunto il sentimento prevalente: “È il momento di organizzarci”. Per i partecipanti, la protesta non riguarda più soltanto il mondo della scuola, ma una richiesta più ampia di diritti, ascolto e partecipazione.
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