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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Milano, la piazza senza leader: rabbia social e minorenni in strada

La protesta nata online ha riunito soprattutto adolescenti e giovani di seconda generazione, tra disagio economico, identità diverse e scontri con la polizia.

«La rabbia repressa dei ragazzi, di seconda generazione e non solo, oggi è stata incanalata nelle piazze». A parlare è una liceale milanese di 17 anni, tra i partecipanti alla manifestazione che ha trasformato alcune strade di Milano in uno scenario di tensione e devastazione. Secondo la studentessa, quanto accaduto potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una stagione di proteste: «Sicuramente questo sarà solo l’inizio di un autunno caldissimo, non solo in Italia ma a livello europeo».

L’attenzione è già rivolta al prossimo sciopero studentesco, fissato per il 20 novembre. La mobilitazione milanese, intanto, ha mostrato una composizione diversa da quella dei cortei tradizionali: nessuna leadership riconoscibile, poche strutture organizzate e una presenza significativa di minorenni.

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Una protesta ispirata alle banlieue

Tra i manifestanti si è diffuso il modello delle rivolte delle periferie francesi, con azioni rapide e una forte contrapposizione alle forze dell’ordine. Il corteo ha assunto così i tratti di una guerriglia urbana, con il ricorso a fumogeni, mazze e bombe carta.

Durante gli scontri sono stati utilizzati materiali presi dai cantieri e dagli arredi urbani: transenne, pietre, tavoli e sedie sono diventati strumenti contro gli agenti o per danneggiare le vetrine. I partecipanti hanno continuato a muoversi nonostante i gas lacrimogeni, mentre dagli smartphone venivano riprese le fasi della protesta.


Il disagio prima dell’ideologia

La mobilitazione non è nata attorno a un partito o a un movimento politico tradizionale. «Italia in piazza», presentata come iniziativa apartitica, era stata lanciata sui social per contestare il costo della vita e la debolezza degli stipendi, intercettando un malessere diffuso tra i più giovani.

Nel corteo sono confluite sensibilità molto diverse. Alcuni collettivi studenteschi già politicizzati hanno preso parte alla fase iniziale, ma si sono poi allontanati quando la manifestazione ha imboccato la strada della violenza, prendendo le distanze dai gruppi più radicali.

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TikTok come piazza digitale

Il principale strumento di convocazione è stato TikTok, usato per diffondere gli appelli e amplificare rapidamente la partecipazione. L’organizzazione si è sviluppata soprattutto attraverso i contenuti pubblicati in tempo reale, senza un coordinamento centrale evidente.

Anche durante gli scontri i telefoni sono rimasti al centro della scena. Molti manifestanti hanno filmato il corteo, le proprie azioni e i danni prodotti, riversando le immagini in rete mentre gli eventi erano ancora in corso.


Generazione Z senza un’identità unica

A dominare la piazza sono stati adolescenti e giovani della Generazione Z, con una presenza consistente di minorenni. Il dato trova riscontro anche nei fermi effettuati dalla questura dopo gli episodi più violenti.

Una parte rilevante dei partecipanti è formata da italiani di seconda generazione provenienti dall’hinterland milanese e dalle province vicine. Per molti si è trattato del primo corteo. Nel gruppo sono comparsi il tricolore e le bandiere dei Paesi d’origine, tra cui quella albanese, accostate in una rappresentazione identitaria composita.

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