Milano, la furia dei minorenni riapre il dossier sicurezza
Dopo due giorni di violenze nel centro cittadino, il governo valuta nuove misure mentre oltre 200 persone vengono fermate, in gran parte under 18.
Le opposizioni respingono ogni tentativo di collegare le devastazioni di Milano alle mobilitazioni politiche e sindacali. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, leader di Verdi-Sinistra, prendono le distanze dai responsabili degli scontri e ricordano di aver sempre condannato la violenza, difendendo però il diritto a manifestare pacificamente.
Dalla maggioranza arriva invece una lettura opposta. Ignazio La Russa sostiene che alcune piazze offrano terreno favorevole a chi aggredisce le forze dell’ordine e saccheggia, accusando diversi esponenti politici di limitarsi a formule generiche contro ogni forma di violenza.
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La politica cerca una risposta immediata
Le immagini degli scontri spingono il governo a valutare nuove strette. Matteo Salvini propone di trasformare in decreto-legge alcune misure già contenute nel disegno di legge ribattezzato “anti-maranza”: tra le ipotesi figurano il fermo preventivo per i minorenni, limitazioni alle aggregazioni di chi partecipa a violenze collettive e un nuovo reato per i danneggiamenti commessi in gruppo.
Il vicepremier leghista rilancia anche l’idea di una cauzione a carico degli organizzatori delle manifestazioni considerate a rischio, destinata a coprire eventuali danni. La proposta, tuttavia, non riguarda direttamente gli episodi di domenica, quando nel centro di Milano non era in corso alcun corteo.
Antonio Tajani ha convocato un incontro urgente con esponenti di Forza Italia. Tra le proposte emerse ci sono lo svolgimento a Milano di una riunione del Consiglio dei ministri, come segnale di vicinanza alla città, l’accelerazione delle norme sulla responsabilità dei minori tra 14 e 17 anni e l’arrivo di altri uomini delle forze dell’ordine e delle forze armate già impegnati nell’operazione Strade Sicure.
Lo scontro tra Piantedosi e Sala
Poche ore prima della nuova ondata di disordini, Matteo Piantedosi aveva attaccato Beppe Sala. Il sindaco aveva giudicato insufficiente il numero di agenti predisposto per il corteo del sabato; il ministro dell’Interno aveva replicato accusandolo di attribuire la responsabilità allo Stato invece che a chi aveva scelto di devastare la città e colpire i poliziotti.
Sala ha chiarito di non voler mettere in discussione il questore, con cui collabora quotidianamente, ma ha ribadito il timore che la situazione fosse stata sottovalutata e che le forze disponibili non fossero adeguate. Ignazio La Russa ha definito inesistente la carenza di personale e si è detto stupito dalle parole del sindaco.
Il primo cittadino aveva anche avvertito che Milano non sembrava preparata a una nuova fase di violenza. Il giorno seguente si è trovato a commentare proprio gli scontri che aveva temuto. Matteo Renzi ha criticato Piantedosi, sostenendo che il ministro dovrebbe concentrarsi sulla prevenzione degli episodi violenti anziché polemizzare con la sinistra. Riccardo Magi, di +Europa, lo ha definito un “agente del caos” e ha chiesto che riferisca in Parlamento.
Due giorni di caos nel centro
Nel fine settimana il centro di Milano è stato attraversato da gruppi di giovanissimi, molti dei quali minorenni e alcuni con meno di 14 anni. Dopo la mobilitazione organizzata sabato attraverso i social contro il caro vita, domenica centinaia di ragazzi hanno raggiunto piazza Duomo con il volto coperto da cappucci, scaldacollo, passamontagna e maschere.
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La presenza rafforzata delle forze dell’ordine non ha impedito che la situazione degenerasse. Alcuni ragazzi sono stati fermati e identificati nella piazza, mentre altri gruppi si spostavano verso via Torino e le zone di Porta Ticinese e delle Colonne di San Lorenzo.
Le azioni si sono susseguite in più punti: sono state infrante vetrine, rovesciati cestini, danneggiati negozi e lanciati sassi contro i mezzi della polizia. Piccoli gruppi composti da 10, 15 o 20 persone si sarebbero mossi quasi contemporaneamente tra le traverse di via Torino, piazza Cordusio e piazza dei Mercanti.
Scontri fino a San Babila
Durante gli interventi le forze dell’ordine hanno impiegato scudi, idranti e lacrimogeni. I manifestanti hanno utilizzato bombe carta e fuochi d’artificio, oltre a divellere cartelli stradali; più tardi alcuni di loro hanno raggiunto via Dante e largo Cairoli, dove si è verificata un’irruzione nel punto vendita Decathlon.
La pioggia non ha fermato i disordini, proseguiti fino a dopo le 20 nella zona di San Babila. Il bilancio riportato parla di oltre 200 fermati dopo circa tre ore di scontri, con una presenza minoritaria di adulti: l’80% sarebbe infatti composto da minorenni. Un aggiornamento separato indicava 160 persone fermate.
A differenza delle proteste tradizionali, non c’era un corteo riconoscibile né un’organizzazione con cui confrontarsi. Restano episodi segnati da vandalismi, saccheggi e attacchi ai beni, con qualche gesto presentato come distribuzione di merce a persone senza dimora e altri ragazzi fotografati accanto a cestini incendiati.
Meloni riunisce il governo
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato una riunione urgente dedicata all’ordine pubblico. L’esecutivo, già intervenuto più volte con provvedimenti sulla sicurezza, valuta ora ulteriori modifiche normative dopo una sequenza di episodi che ha coinvolto soprattutto adolescenti.
Salvini ha sostenuto che quanto accaduto renda fuori luogo il dibattito sullo ius scholae e ha cercato di collegare la vicenda anche allo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 20 novembre. Il confronto politico si concentra così sia sulle responsabilità dei responsabili dei disordini sia sull’efficacia delle misure già approvate.
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