Migranti irregolari, la scelta nazionale può cambiare gli equilibri Ue
La presidente della Commissione europea richiama i Paesi membri al coordinamento: le decisioni interne possono produrre conseguenze oltre i confini nazionali.
Le politiche adottate dai singoli Stati sulla regolarizzazione delle persone migranti in situazione irregolare possono incidere anche sui Paesi vicini. È questo il punto richiamato da Ursula von der Leyen al termine del vertice dell’Unione europea, durante il quale i leader hanno discusso di migrazione e cooperazione tra governi.
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Le decisioni nazionali oltrepassano i confini
La competenza sulla regolarizzazione resta nelle mani degli Stati membri. Tuttavia, secondo la presidente della Commissione europea, gli effetti di queste scelte non si fermano necessariamente alla frontiera del Paese che le assume.
Il tema acquista particolare rilievo all’interno dell’area Schengen, dove la libera circolazione rende più stretto il legame tra le politiche nazionali. Per von der Leyen, «nell’era di Schengen, il coordinamento e la stretta cooperazione rivestono grande importanza».
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Von der Leyen vede progressi
Nel bilancio tracciato al termine dell’incontro, la presidente ha definito significativi i risultati raggiunti dall’Unione europea sul fronte migratorio. Ha inoltre sottolineato che il riconoscimento di questi passi avanti ha rappresentato il tono prevalente del confronto tra i leader.
Il messaggio emerso dal vertice combina quindi due elementi: da una parte la responsabilità dei singoli governi sulle decisioni interne, dall’altra la necessità di mantenere un dialogo ravvicinato quando tali misure possono avere conseguenze transfrontaliere.
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