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Attualità 2 min di lettura28 set

Migranti, Atene prepara il piano dei rimpatri: sede ancora top secret

La Grecia vuole promuovere durante il suo semestre europeo del 2027 una struttura africana per gestire i rimpatri, insieme ad altri quattro Paesi.

La Grecia sta lavorando alla creazione di un centro per i rimpatri in Africa, con l’obiettivo di renderlo operativo nella seconda metà del 2027, quando assumerà la presidenza di turno dell’Unione europea. Il Paese che dovrebbe ospitarlo sarebbe già stato individuato, ma Atene non ne ha ancora comunicato il nome.


La sede è stata già individuata

Il ministro greco per la Migrazione, Thanos Plevris, ha spiegato in un’intervista ad Ant1 che il governo ha concluso la scelta dello Stato africano destinato ad accogliere l’hub. «In un Paese africano che abbiamo già scelto; semplicemente non possiamo ancora rivelarne il nome», ha detto.

Uganda e Ruanda figurano tra le ipotesi emerse finora, senza però una conferma ufficiale da parte delle autorità greche. Al progetto lavorano anche Danimarca, Austria, Germania e Paesi Bassi, che dovrebbero confrontarsi prossimamente con il direttore dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni.


A ottobre il piano sulle emergenze

L’iniziativa africana si inserisce in una linea più ampia che la Grecia intende sottoporre al Consiglio europeo per gli Affari interni del primo ottobre. Plevris vuole proporre un sistema di interventi straordinari da applicare durante eventuali nuove crisi migratorie, citando quanto accaduto recentemente a Ceuta.

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Secondo le informazioni riferite dal ministro, 72.000 migranti avrebbero superato il confine tra Marocco e l’enclave spagnola. In situazioni simili, ha sostenuto Plevris, «bisogna adottare misure non convenzionali».


La linea dura sui flussi di massa

Il ministro ha collegato la proposta alla possibilità che i movimenti migratori vengano utilizzati come strumento di pressione. A suo giudizio, quando si verificano arrivi massicci e organizzati, le procedure ordinarie per l’asilo non dovrebbero essere avviate.

Plevris ha inoltre affermato che, in queste circostanze, dovrebbe scattare subito un ordine di rimpatrio, seguito dall’allontanamento immediato delle persone coinvolte. La posizione sarà discussa con gli altri Paesi partecipanti al progetto e nelle sedi europee competenti.

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