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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Microspia in OpenAI: arrestato un dipendente, scatta l’allarme interno

L’apparecchio, progettato per eludere i controlli, è stato scoperto il 30 settembre; l’azienda esclude violazioni di codice, dati clienti e modelli

Un dipendente di OpenAI è stato arrestato e licenziato dopo che la sicurezza interna lo ha individuato mentre installava un apparecchio per registrare all’interno di una sala riunioni. Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe avuto intenzione di collocare dispositivi simili anche in altri punti considerati sensibili dell’azienda.

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La sicurezza scopre il dispositivo

Il ritrovamento è avvenuto il 30 settembre. La microspia disponeva di un sistema di crittografia avanzato ed era stata realizzata per rendere più difficile la sua individuazione durante i controlli.

Dopo la scoperta, il dipendente è stato allontanato dall’organico e la vicenda è stata segnalata all’FBI. Gli accertamenti riguardano anche il presunto progetto di posizionare ulteriori apparecchiature in diverse aree della società.

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OpenAI esclude fughe di informazioni

OpenAI ha comunicato che l’episodio non avrebbe compromesso le informazioni più delicate custodite dall’azienda. Tra i dati indicati come non coinvolti figurano il codice sorgente, le informazioni relative ai clienti e i parametri dei modelli di intelligenza artificiale.

La società ha quindi escluso, sulla base delle verifiche svolte, che l’azione abbia prodotto una violazione dei suoi asset tecnologici principali. Restano al centro dell’indagine le modalità con cui il dispositivo è stato introdotto nella sala e l’eventuale presenza di altri apparecchi.

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