Meloni: «La resa non è pace». E l’appello all’Europa
La premier difende il sostegno a Kyjiv, avverte sui rischi per le infrastrutture e chiede ai Ventisette una strategia comune nei confronti di Mosca.
La sicurezza non si misura soltanto nella difesa dei confini. Oggi significa anche garantire che un ospedale continui a funzionare durante un attacco informatico, che una centrale non venga spenta e che un aeroporto resti operativo nonostante la presenza di droni. È questa la dimensione concreta della minaccia che l’Italia intende portare al centro del confronto europeo.
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La guerra ibrida è già quotidiana
Il Consiglio europeo esaminerà l’aumento delle azioni russe condotte sotto la soglia del conflitto tradizionale. Dalle incursioni dei droni nello spazio aereo dei Paesi partner ai cavi sottomarini danneggiati nel Baltico, passando per le aggressioni informatiche contro ospedali, porti e amministrazioni, il confronto coinvolge ormai infrastrutture e servizi essenziali.
Nel quadro rientrano anche le campagne di disinformazione, pensate per spaccare le opinioni pubbliche, colpire i politici considerati ostili e influenzare le elezioni. A queste pressioni si aggiunge l’uso dei migranti ammassati alle frontiere come strumento di ricatto. A Bruxelles l’Italia proporrà di rafforzare la protezione delle reti energetiche, dei porti, degli aeroporti e delle infrastrutture sottomarine, sostenendo inoltre l’industria nazionale nei sistemi contro droni e missili.
L’Europa deve parlare unita
Secondo Meloni, la risposta non può essere lasciata a iniziative separate. I Ventisette dovrebbero scegliere una personalità riconosciuta da tutti, incaricata di rappresentare l’Unione nei negoziati. Se Francia, Germania e Gran Bretagna preferissero muoversi nel formato E3, ha sostenuto la presidente del Consiglio, dovrebbero farlo con un mandato ufficiale dell’intera Europa.
«Non mi interessa a nome di chi si siede al tavolo e poter chiedere cosa», ha affermato Meloni nel suo intervento. Il punto, ha spiegato, è impedire che il continente proceda diviso: una frattura tra diversi formati negoziali offrirebbe a Mosca un vantaggio politico proprio mentre l’Europa dovrebbe difendere in modo unitario la propria sicurezza.
Mosca colpisce i civili
La nuova offensiva autunnale russa sta puntando con crescente intensità sulla popolazione ucraina. Di fronte alle difficoltà sul campo, Mosca ha aumentato gli attacchi contro centrali elettriche, ospedali e mezzi utilizzati dai cittadini, nel tentativo di imporre all’Ucraina freddo, oscurità e paura.
I risultati militari russi, tuttavia, restano limitati. Dall’inizio dell’anno il territorio conquistato è stato ridotto e, nel solo settembre, una parte significativa dei progressi ottenuti nei mesi precedenti è andata perduta. Per Meloni, questa situazione deriva dalla resistenza degli ucraini e dall’aiuto dei Paesi occidentali, Italia compresa.
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Per Meloni la resa non basta
La presidente del Consiglio considera il sostegno a Kyjiv lo strumento per creare le condizioni di un negoziato reale, non un ostacolo alla pace. Nel suo ragionamento, se l’aggressore avesse la certezza della capitolazione dell’avversario, non avrebbe alcun motivo per trattare: il risultato sarebbe un’occupazione, non un accordo.
«La resa di chi difende la propria libertà non può definirsi pace», ha detto Meloni, distinguendo tra una cessazione temporanea dei combattimenti e una soluzione capace di durare. Ha inoltre ricordato di non rimpiangere la repressione delle rivolte di Praga e Budapest, né il muro di Berlino, e ha ribadito che la linea dell’esecutivo resta fondata su aiuto all’Ucraina, protezione dei civili, pressione sulla Russia e coesione euro-atlantica.
Il nodo del gasolio russo
Nel suo intervento Meloni ha affrontato anche l’intesa sul gasolio proveniente dalla Russia. Il contenimento dei costi energetici resta un’esigenza condivisa da famiglie e imprese italiane, ma la presidente del Consiglio ha invitato a valutare con prudenza l’efficacia della misura.
A suo giudizio, l’aumento dei prezzi dei carburanti dipende soprattutto dalla guerra in Iran e non dal conflitto ucraino. Per questo i possibili benefici appaiono incerti, mentre sono evidenti i rischi: riconoscimento politico per Mosca, ulteriori risorse economiche destinate alla guerra e riduzione dell’effetto delle sanzioni adottate dall’Occidente, Stati Uniti inclusi.
La tregua sulle centrali
Diversa è la valutazione del governo italiano sulla proposta di sospendere gli attacchi contro le infrastrutture energetiche. Roma sostiene una tregua tra le parti che riguardi le centrali elettriche e ha accolto positivamente la disponibilità manifestata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Ora l’attesa è rivolta alla Russia, chiamata a compiere lo stesso passo e a interrompere i bombardamenti sulle centrali ucraine. Per l’Italia, una simile intesa rappresenterebbe almeno un argine alle conseguenze più immediate della guerra sulla popolazione civile, senza modificare la posizione generale sul sostegno a Kyjiv.
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