Meloni avverte l’Europa: energia, Kiev e migranti al centro della sfida
Alla vigilia del Consiglio europeo, la premier difende il sostegno all’Ucraina, chiede interventi sul costo dell’energia e rivendica i risultati sui rimpatri
Il governo rivendica circa 65.000 rientri volontari nei Paesi d’origine realizzati negli ultimi due anni, prima che i migranti affrontassero la traversata del Mediterraneo. Giorgia Meloni, intervenuta al Senato, ha collegato il dato alla collaborazione con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e con Algeria, Libia e Tunisia, sottolineando che molte persone non si sono affidate ai trafficanti.
La presidente del Consiglio ha però avvertito che il modello può funzionare meglio soltanto con una cooperazione ancora più ampia da parte degli Stati terzi. Sul fronte dei rimpatri forzati, ha sostenuto che le nuove norme europee hanno reso più efficaci gli strumenti a disposizione: nell’anno in corso, ha riferito, i rimpatri hanno raggiunto il livello più elevato mai registrato nello stesso periodo.
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La linea sui migranti si fa più netta
Meloni ha ringraziato il ministro Matteo Piantedosi e gli operatori impegnati nelle procedure. Il messaggio politico indicato dalla premier è che l’ingresso irregolare non possa trasformarsi automaticamente in un diritto a rimanere in Italia, dopo anni in cui molti provvedimenti di espulsione restavano senza esecuzione.
Le comunicazioni della premier al Senato precedono il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. L’incontro sarà dedicato anche a energia, guerra in Ucraina, bilancio dell’Unione e crisi internazionali, temi sui quali Roma intende ribadire le proprie priorità.
Kiev resta il punto fermo
Sulla guerra, Meloni ha confermato la posizione italiana: sostegno all’Ucraina e pressione su Mosca. La premier ha respinto l’idea che l’interruzione della resistenza ucraina possa coincidere con la pace, sostenendo che in quel caso si parlerebbe piuttosto dell’occupazione di uno Stato europeo.
Nel suo intervento ha richiamato anche la repressione sovietica a Praga e Budapest e la divisione rappresentata dal Muro di Berlino. La pace auspicata dall’Italia, ha spiegato, deve essere giusta e duratura, anche se perseguirla comporta un costo sul piano del consenso politico.
Il nodo del carburante russo
La premier ha definito rischiosa l’intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump. Pur riconoscendo la necessità di alleggerire la spesa energetica di famiglie e imprese, Meloni ha sostenuto che l’aumento dei prezzi dei carburanti dipenda soprattutto dalla guerra in Iran e non dal conflitto ucraino.
Secondo la presidente del Consiglio, i possibili vantaggi dell’accordo restano incerti, mentre le conseguenze negative sarebbero evidenti: maggiore legittimazione per Mosca, nuove risorse per finanziare la guerra e un indebolimento della pressione esercitata dalle sanzioni occidentali. A suo giudizio, questi effetti entrerebbero in contrasto con il tentativo di spingere Vladimir Putin verso un negoziato.
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Bollette e competitività industriale
Il costo dell’energia è stato indicato da Meloni come il principale ostacolo alla competitività dell’economia europea. La premier ha chiesto misure immediate per ridurre le bollette e ha invitato le istituzioni dell’Unione a correggere le regole adottate in una fase diversa da quella attuale, così da non aggravare le difficoltà di imprese e cittadini.
La concorrenza globale, ha osservato, rende particolarmente pesante ogni onere aggiuntivo imposto alle aziende europee. Per questo la transizione ambientale, secondo la presidente del Consiglio, non può tradursi nella perdita della base produttiva: «La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione».
Le tensioni sulle rotte commerciali e sulle catene di approvvigionamento aumentano i costi di trasporto e delle assicurazioni. Il conto finisce poi sulle utenze, sui prezzi dei beni e sui bilanci aziendali. Meloni ha quindi richiamato la necessità di una risposta coordinata, ricordando l’intesa raggiunta nel G7 per immettere sul mercato una quantità significativa di carburante e prevenire il rischio di un blocco delle esportazioni statunitensi.
Bilancio europeo, lo scontro sulle risorse
Nel negoziato sul prossimo bilancio dell’Unione, l’Italia non intende accettare un ridimensionamento della Politica agricola comune, della Pesca o della Coesione. Meloni ha spiegato che agricoltura e pesca incidono sulla sicurezza alimentare, mentre la coesione serve a evitare che intere aree restino ai margini del mercato unico.
La premier ha anche chiarito che Roma non considera intoccabile la scadenza indicata dalla presidenza irlandese e dalle istituzioni europee per raggiungere un’intesa entro la fine dell’anno. L’obiettivo temporale, ha sostenuto, non può prevalere sulla qualità dell’accordo: l’Italia lo sottoscriverà soltanto se lo riterrà conveniente per i propri interessi.
Israele, Gaza e Cisgiordania
Nel passaggio dedicato al conflitto tra Hamas e Israele, Meloni ha ribadito che la sicurezza israeliana non può essere messa in discussione, soprattutto mentre l’antisemitismo torna a manifestarsi in diversi Paesi. Allo stesso tempo, ha sostenuto la necessità di mantenere aperto il dialogo con Israele.
La presidente del Consiglio ha espresso preoccupazione per la presenza israeliana nel sud del Libano, in Siria e a Gaza, oltre che per la situazione della popolazione palestinese in Cisgiordania. In linea con una dichiarazione sottoscritta insieme a Francia, Germania, Regno Unito e altri partner, ha definito illegali gli insediamenti nella Cisgiordania e ha respinto sia l’annessione sia il trasferimento forzato dei palestinesi.
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