Mediterraneo, Roma prova a ricucire l’asse tra Usa ed Europa
L’Atlantic Council lancia un programma nella Capitale per affrontare in modo unitario le crisi che collegano Nord Africa, Medio Oriente, Sahel e Mar Rosso.
La difficoltà di costruire una linea comune tra Europa e Stati Uniti sulle crisi del Mediterraneo è il punto di partenza del nuovo programma promosso a Roma dall’Atlantic Council. L’iniziativa nasce da una domanda centrale: come può l’Occidente recuperare capacità d’azione in una regione dove gli attori locali hanno ormai un peso crescente?
Secondo Karim Mezran, direttore della North Africa Initiative e residente di lungo corso dell’Atlantic Council, l’Europa continua a muoversi senza una strategia condivisa. Ogni capitale privilegia i propri interessi e i propri legami storici, mentre le dinamiche politiche e sociali del Nord Africa e del Medio Oriente vengono spesso osservate quasi esclusivamente attraverso il tema dell’immigrazione e della sicurezza interna.
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L’Europa resta divisa sul Mediterraneo
«Il problema è che non esiste una vera politica europea in quest’area», afferma Mezran. A suo giudizio, il caso libico mostra con chiarezza le conseguenze di questa frammentazione: dopo l’intervento contro Gheddafi, gli Stati europei non sono riusciti a definire un progetto comune per la stabilizzazione del Paese, anche per la mancanza di strumenti e volontà politica.
Lo studioso ritiene che, quando una posizione unitaria non è raggiungibile, almeno dovrebbe essere garantito un coordinamento tra i governi. Invece, le iniziative nazionali finiscono spesso per ostacolarsi a vicenda. È in questo spazio di disaccordo che l’Atlantic Council vuole inserire il nuovo lavoro romano, pensato per favorire il confronto tra Washington, le capitali europee e gli interlocutori della sponda meridionale del Mediterraneo.
L’obiettivo è anche provare a recuperare il rapporto tra Stati Uniti ed Europa. Mezran sostiene che la considerazione di cui Washington ha goduto per anni nel continente si sia indebolita e che il programma debba dimostrare come gli Stati Uniti possano ancora contribuire alla gestione delle crisi internazionali, pur in una fase politica particolarmente complessa.
Roma cerca un ruolo di raccordo
La scelta della Capitale è legata ai rapporti che l’Italia mantiene con Algeria, Libia, Egitto e Turchia. Per Mezran, il problema non è l’assenza di relazioni, ma la difficoltà di trasformarle in un disegno regionale coerente, anche a causa del coinvolgimento discontinuo degli alleati americani e della scarsa sintonia tra i Paesi europei.
Il direttore della North Africa Initiative ritiene che Roma possa contribuire anche alla soluzione della crisi libica. L’Italia, sostiene, avrebbe interlocutori privilegiati ad Algeri, al Cairo e ad Ankara; il nodo sarebbe utilizzare questi canali per promuovere una proposta politica credibile e portare i principali attori intorno allo stesso tavolo. Nel ragionamento rientra anche il peso dell’Algeria, potenza regionale che non può essere esclusa, soprattutto dopo le tensioni legate al Sahara occidentale e al riconoscimento della sovranità marocchina da parte di diversi Stati.
Mezran invita inoltre a non sottovalutare il ruolo della Turchia. Recep Tayyip Erdogan viene descritto come un leader capace di dialogare con interlocutori molto diversi e di ampliare progressivamente il margine di manovra del proprio Paese. Ankara, dopo aver sostenuto una delle parti in Libia, mantiene oggi rapporti anche con Haftar e ha sviluppato una presenza articolata tra Libia, Siria, Russia, Ucraina e Corno d’Africa.
«È un Paese con cui dobbiamo confrontarci, perché il suo ruolo è destinato a crescere», osserva Mezran, indicando nella Turchia un attore ormai indispensabile anche per i rapporti con l’Egitto e per gli equilibri sul versante africano del Mar Rosso.
Il rapporto dovrà comunque essere reciproco. L’idea dell’Atlantic Council è che l’Italia possa offrire agli Stati Uniti conoscenze e canali utili per affrontare le crisi nordafricane e mediorientali, mentre Washington dovrebbe tornare a sostenere con maggiore continuità le iniziative europee. La Libia, nella valutazione di Mezran, rappresenta il punto in cui questa mancata collaborazione produce i costi più elevati per entrambe le sponde dell’Atlantico.
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Il programma e il primo appuntamento
Fondato a Washington nel 1961, l’Atlantic Council opera nell’analisi della sicurezza, delle relazioni internazionali e della cooperazione transatlantica. La sua attività si sviluppa attraverso centri di ricerca, programmi geografici, pubblicazioni e incontri con rappresentanti delle istituzioni, della diplomazia, dell’accademia e del mondo economico.
Le iniziative dedicate al Medio Oriente e al Nord Africa fanno riferimento soprattutto al Rafik Hariri Center e ai programmi mediorientali dell’organizzazione. Mezran guida la North Africa Initiative e ha inoltre una conoscenza diretta dell’Italia: dal 2002 al 2012 ha diretto il Centro Studi Americani di Roma.
Il debutto pubblico del programma è fissato per lunedì 19 ottobre, alle 17, proprio al Centro Studi Americani, in via Michelangelo Caetani 32. Il titolo dell’incontro sarà “Dal Mar Rosso all’Atlantico: politiche transatlantiche e grande complesso della sicurezza nordafricana”.
La conferenza sarà dedicata all’idea che Maghreb, Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso vadano letti come parti di uno stesso sistema. Le tensioni tra Algeria e Marocco, l’avanzata delle reti jihadiste, i flussi migratori, la guerra in Sudan, la questione del Nilo e la protezione delle rotte marittime sono infatti fenomeni collegati, mentre le istituzioni occidentali continuano spesso a considerarli separatamente.
Ad aprire i lavori saranno Jörn Fleck, direttore anziano dell’Europe Center dell’Atlantic Council, Roberto Sgalla, alla guida del Centro Studi Americani, e Will Wechsler, responsabile anziano dei programmi mediorientali del gruppo di ricerca. È previsto anche l’intervento di Maurizio Greganti, vice direttore generale per gli Affari politici e la sicurezza internazionale della Farnesina.
La tavola rotonda sarà condotta da Mezran e coinvolgerà esperti come Hannah Armstrong, Can Kasapoğlu e Caterina Roggero. Le conclusioni saranno affidate a Giampiero Massolo, componente del consiglio di amministrazione del Centro Studi Americani.
Idee e pressioni sui governi
Il programma non vuole limitarsi a descrivere le crisi regionali. Mezran spiega che il compito del gruppo di ricerca è avanzare proposte anche quando queste mettono in discussione le scelte dei governi. L’approccio, secondo il direttore, deve consistere nel lavorare con chi prende le decisioni e nel mostrare alternative concrete, senza accettare automaticamente ogni politica già intrapresa.
La prospettiva italiana potrebbe diventare quindi uno strumento per collegare interessi che oggi restano separati. Roma dispone di rapporti con diversi protagonisti regionali, ma il loro valore dipenderà dalla capacità di inserirli in un’iniziativa diplomatica più ampia, sostenuta anche da un dialogo regolare con gli Stati Uniti e con gli altri Paesi europei.
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