Mbappé, tre sponsor cinesi rompono i contratti dopo Mao
La televisione pubblica cinese ha cancellato le gare spagnole e le pubblicità dell’attaccante francese
Tre aziende cinesi hanno chiuso gli accordi pubblicitari con Kylian Mbappé dopo una frase su un meme dedicato a Mao. Il calciatore del Real Madrid ha chiesto scusa, ma la reazione in Cina non si è fermata.
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Le conseguenze commerciali
Dongpeng, Mengniu e Milkground hanno comunicato la fine delle collaborazioni con l’attaccante. Le società, attive rispettivamente nelle bevande, nei prodotti lattiero-caseari e nei formaggi, hanno richiamato la propria politica di tolleranza zero verso dichiarazioni ritenute offensive per il sentimento nazionale cinese.
Anche la televisione pubblica Cctv ha oscurato le partite della Liga e ha rimosso gli spot nei quali compariva Mbappé. La vicenda rischia di pesare sulla sua immagine in un mercato nel quale il giocatore dispone di circa un milione di seguaci su Weibo e di 1,1 milioni su Xiaohongshu, noto anche come RedNote.
Le parole sull’immagine di Mao
La polemica è nata da un’intervista rilasciata dal francese al programma The Bridge. Rispondendo a una domanda sul suo meme preferito, Mbappé ha parlato di un fotomontaggio che sovrappone il suo volto a quello di un leader cinese: «Quello che mi ha fatto ridere di più mi ritrae con la mia faccia su un dittatore cinese. Lo uso spesso con i miei amici».
Il calciatore non aveva pronunciato il nome di Mao Tse-tung e non aveva creato l’immagine. La frase è stata però interpretata come irrispettosa da numerosi utenti cinesi, che sui social network hanno accusato Mbappé di avere superato un limite considerato particolarmente sensibile.
Dopo la diffusione delle reazioni, l’attaccante ha riconosciuto l’inopportunità delle sue parole e ha presentato le proprie scuse. La Liga ha preso le distanze dall’episodio, chiarendo che le dichiarazioni del giocatore non rappresentano l’organizzazione.
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La posizione delle autorità
Sul caso è intervenuto anche Lin Jian, portavoce del ministero degli Esteri cinese. «Parole e azioni che feriscono i sentimenti del popolo cinese saranno naturalmente respinte da tutti i settori della società», ha affermato.
La risposta delle aziende e della Cctv ricorda altri episodi che hanno coinvolto sportivi stranieri. Nel 2019 Mesut Özil, allora all’Arsenal, criticò il trattamento riservato alla minoranza musulmana degli uiguri: la televisione pubblica cancellò la trasmissione di Arsenal-Manchester City e il giocatore sparì dalle versioni cinesi del videogioco Pro Evolution Soccer.
Nello stesso anno Daryl Morey, dirigente degli Houston Rockets nella NBA, pubblicò su Twitter un messaggio a sostegno delle proteste di Hong Kong. Cctv e Tencent interruppero la diffusione delle partite della squadra, mentre sponsor cinesi si allontanarono dal club e dalla lega; la NBA stimò perdite vicine ai 400 milioni di dollari.
Nel 2021 fu invece Enes Kanter Freedom, allora ai Boston Celtics, a subire la censura cinese dopo avere sostenuto il popolo tibetano e definito Xi Jinping un «brutale dittatore». Le gare della squadra furono bloccate su Tencent e il nome del cestista venne oscurato su Weibo. Le scuse di Mbappé e la presa di distanza della Liga non hanno finora evitato le prime conseguenze.
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