8.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura10 ore fa

Marsiglia, benzina contro i presidi: la scuola sfida dei clan

L’aggressione al liceo Victor Hugo riaccende il dibattito sul degrado degli istituti e sul peso della criminalità nei quartieri popolari francesi

A Marsiglia la protesta nelle scuole si è trasformata in un episodio che richiama i metodi della criminalità organizzata: davanti al liceo Victor Hugo, alcuni studenti hanno cosparso di benzina il preside e il vicepreside. Non è chiaro se intendessero davvero incendiarli, ma il gesto ha oltrepassato una soglia e ha evocato il cosiddetto “barbecue”, il rituale usato negli ambienti del narcotraffico per colpire avversari e concorrenti.


Il liceo al centro della tensione

L’istituto si trova nel Terzo arrondissement, alle spalle della stazione Saint-Charles, nella Belle de Mai: una zona multietnica e tra le più povere della città. È anche un quartiere segnato da una forte vitalità culturale, grazie alla riconversione della vecchia manifattura di tabacchi nella Friche, spazio dedicato ad arte, sport, teatro e incontri.

Durante l’assalto agli uffici della direzione, un secondo gruppo avrebbe appiccato il fuoco a un camion dei vigili del fuoco arrivati sul posto. L’episodio si inserisce in un contesto più ampio: nelle cité più difficili di Marsiglia, le forze dell’ordine e gli altri rappresentanti dello Stato sono spesso bersaglio di pietre e mortai.

La protesta degli studenti nasce però da problemi che non riguardano soltanto la criminalità. In molte scuole francesi vengono denunciate carenze di insegnanti, servizi ridotti e strutture degradate. Nei pressi degli istituti, inoltre, sono stati incendiati cumuli di rifiuti, con strade invase dal fumo e dai cattivi odori.


Una crisi che attraversa la Francia

La tensione non è rimasta confinata a Marsiglia. A Nantes, parte del liceo Nelson Mandela è stata incendiata nell’Île sulla Loira, mentre nella regione parigina sono stati bloccati circa 200 istituti. Anche una trentina di facoltà ha iniziato a mobilitarsi nei centri urbani, e diversi dirigenti scolastici sono stati aggrediti a Rouen, Orléans, Lille e Strasburgo.

Il governo accusa l’estrema sinistra legata a Mélenchon di alimentare la protesta; La France Insoumise replica parlando di complotto orchestrato dall’esecutivo. Bally Bagayoko, primo sindaco nero di Saint-Denis, ha partecipato a una manifestazione con gli studenti e ha spiegato la sua presenza con una frase netta: «Il mio posto è qui».

Dall’altro fronte, il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha sollecitato i procuratori a garantire una «risposta ferma». A Nizza, il neo-sindaco Ciotti, alleato di Marine Le Pen, ha invece ipotizzato la sospensione dei sostegni sociali alle famiglie degli studenti maggiormente coinvolti nelle proteste.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Il narcotraffico come potere parallelo

A Marsiglia il tema della scuola si intreccia con quello dell’espansione dei clan. Nel quartiere della Belle de Mai, come in altre zone della città, il traffico di stupefacenti non controllerebbe soltanto il mercato della droga, ma contribuirebbe anche a imporre regole e gerarchie alternative a quelle delle istituzioni.

Amine Kessaci, giovane militante ecologista di origine algerina, aveva descritto questa situazione nel libro “Marsiglia asciugati le lacrime”, pubblicato un anno fa. Secondo la sua denuncia, la riduzione dei servizi pubblici, a partire dalle scuole, avrebbe lasciato spazio ai gruppi criminali: «Hanno sostituito gli educatori con le telecamere fisse».

Kessaci è stato poi eletto in primavera e oggi è uno dei vice del sindaco Benoît Payan, esponente indipendente di sinistra che ha superato di misura il candidato sostenuto da Le Pen. Due mesi dopo l’uscita del libro, suo fratello è stato ucciso da un assassino rimasto ignoto: gli investigatori ritenevano che il vero obiettivo fosse Amine.

Il riferimento alla criminalità organizzata non significa che gli studenti del Victor Hugo siano stati guidati dai clan. Le contestazioni contro il deterioramento della scuola sono diffuse anche oltre gli ambienti di sinistra. Tuttavia, l’uso della benzina contro i dirigenti scolastici resta un gesto altamente simbolico, perché riproduce una modalità di violenza associata alla mafia.

Sullo sfondo ci sono le elezioni presidenziali previste per la prossima primavera. La sequenza di incendi, aggressioni e accuse incrociate mostra quanto la situazione sociale sia diventata fragile: in questo clima, le forze politiche temono che nuove proteste possano sfuggire rapidamente al controllo.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere