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Attualità 4 min di lettura27 min fa

Mare, 224,9 miliardi per l’Italia: la sfida ora è trattenere valore

Al Salone Nautico di Milano il settore ha chiesto una strategia nazionale: l’Economia del Mare produce l’11,4% del PIL e coinvolge oltre 1,13 milioni di lavoratori.

Il mare non è soltanto una risorsa naturale o una destinazione turistica: per l’Italia rappresenta una filiera economica da 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL nazionale. È questo il dato centrale emerso dalla XII Conferenza Nazionale sul Turismo Costiero e Marittimo, ospitata dal 66° Salone Nautico Internazionale di Milano.

L’incontro, promosso da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas, ha riunito i vertici delle principali organizzazioni del comparto e si è concluso con l’intervento del Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi. Dalla discussione è arrivata una richiesta comune: superare la frammentazione tra porti, imprese, territori e attività turistiche per trasformare la crescita del settore in valore stabile e diffuso.


Un comparto che moltiplica la ricchezza

Secondo i dati illustrati durante la conferenza, l’Economia del Mare dà lavoro direttamente a più di 1,13 milioni di persone e comprende oltre 250mila imprese. L’effetto sull’economia nazionale va però oltre la produzione diretta: ogni euro generato dal comparto ne attiva altri 1,8 in settori collegati.

La nautica costituisce uno degli ambiti con maggiore capacità di trascinamento, con oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168mila occupati. Mario Zanetti, Presidente Delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, ha indicato nel turismo una vera industria, capace di unire numerose filiere e di produrre ricadute su imprese e territori.

Zanetti ha inoltre richiamato il peso della crocieristica: nel 2026 i porti italiani dovrebbero superare i 15 milioni di passeggeri, con quasi 6.000 approdi distribuiti in 60 porti e un valore stimato intorno ai 18 miliardi di euro. La priorità, secondo il rappresentante di Confindustria, è accompagnare questi numeri con una strategia di lungo periodo fondata su destagionalizzazione, innovazione e nuove professionalità.


La nautica cerca spazio nelle politiche nazionali

Il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha definito il mare una componente essenziale dell’economia italiana, ricordando gli oltre 8.000 chilometri di costa del Paese. «Per l’Italia il mare è una vocazione», ha affermato, sottolineando la necessità di migliorare accoglienza, infrastrutture, accessibilità, sostenibilità e digitalizzazione, oltre a ridurre gli ostacoli burocratici.

Nel suo intervento, Mazzi ha spiegato di voler valutare le richieste avanzate dalla filiera e ha indicato il turismo nautico come uno strumento per distribuire i flussi lungo tutto il territorio e in ogni periodo dell’anno. Anche la Coppa America è stata citata come un’opportunità di visibilità internazionale per l’Italia.

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Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, ha presentato i risultati di uno studio realizzato da Deloitte sull’impatto economico del turismo nautico. Il comparto vale 5,7 miliardi di euro, dei quali 2,1 miliardi derivano dalla spesa dei visitatori sulla terraferma: un dato che mostra come gli approdi possano alimentare commercio, ospitalità e servizi locali.


Porti e territori devono fare rete

Massimo Caputi, Presidente di Federturismo Confindustria, ha osservato che l’obiettivo non può limitarsi ad aumentare il numero dei turisti sulle coste. La sfida consiste nel collegare porti e città, nautica e alberghi, mobilità e cultura, sport ed enogastronomia, creando un sistema capace di coinvolgere anche le aree dell’entroterra.

Giovanni Acampora, Presidente di Assonautica Italiana, ha invece insistito sulla necessità di un coordinamento più stretto tra istituzioni, imprese e associazioni. Una collaborazione stabile, secondo Acampora, potrebbe rafforzare le economie locali e contribuire a ridurre le differenze tra Nord e Sud, valorizzando attività che vanno dal turismo all’agroalimentare, dall’artigianato all’ospitalità.

Il quadro della portualità turistica resta positivo. Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas, ha riferito che la richiesta di ormeggi stanziali aumenta in media del 2,9%, mentre crescono anche superyacht, grandi imbarcazioni internazionali, attività di rimessaggio e interventi di manutenzione. Per il 2027 è attesa una stabilizzazione degli ormeggi permanenti, accompagnata da una domanda ancora vivace per i transiti legati al noleggio e alle grandi unità.


Le norme da aggiornare

Per sostenere questa evoluzione, la filiera considera prioritario rivedere la disciplina speciale dei porti turistici, il Dpr 509/97, e intervenire sulla classificazione catastale E1 delle strutture nautiche. L’aggiornamento delle regole viene indicato come uno degli elementi necessari per consolidare gli investimenti e rendere più efficiente l’offerta.

La conferenza ha quindi rilanciato l’idea di una politica industriale dedicata al mare, basata su infrastrutture, semplificazione amministrativa, competenze e innovazione. L’obiettivo condiviso è fare in modo che la ricchezza prodotta dalle attività marittime non si disperda, ma resti nei territori attraverso servizi qualificati, collegamenti migliori e una maggiore integrazione tra porti e sistema turistico.

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