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Attualità 3 min di lettura21 ore fa

Manovra 2027, pochi fondi per la transizione energetica

Sussidi fossili, dissesto e mobilità elettrica restano senza un piano organico secondo l’analista Caterina Molinari

La manovra 2027 non contiene una strategia organica per la transizione energetica. Restano senza risposta la riforma dei sussidi dannosi per l’ambiente, il finanziamento stabile per l’adattamento climatico e un programma per elettrificare trasporti privati e commerciali.

Caterina Molinari, analista senior di Ecco Climate, ha definito il provvedimento, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, «un testo con una serie di misure spot», privo di una visione complessiva e di una politica industriale orientata alla transizione. Secondo l’esperta, gli stanziamenti non sono collegati agli obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima.

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Sussidi fossili ancora senza riforma

Nel disegno della legge di Bilancio non compare una revisione strutturale dei Sussidi ambientalmente dannosi. Il catalogo del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica valuta tra 18 e 22 miliardi di euro l’anno le agevolazioni fiscali e i finanziamenti destinati a fonti fossili, trasporti inquinanti e agricoltura intensiva.

Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima individua 18 misure inefficienti, ma il provvedimento non indica tempi né modalità per ridurle. Molinari ha ricordato che nel 2024 erano state modificate le regole sui benefici aziendali per le auto con motore a combustione e avviato il graduale avvicinamento delle accise sul gasolio a quelle sulla benzina. L’allineamento si è poi fermato per contenere gli effetti sui prezzi dei carburanti e sull’autotrasporto.


Comuni esposti agli eventi estremi

La manovra prevede dal 2027 un fondo per investimenti legati a eventi ambientali e climatici imprevedibili. La dotazione sarà di 11 milioni di euro l’anno e servirà ai Comuni per interventi urgenti, bonifiche e opere contro il dissesto idrogeologico, senza finanziare direttamente le emergenze.

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Per Molinari, tuttavia, manca «un contributo strutturale e significativo» per preparare il territorio a fenomeni meteorologici più frequenti. L’Agenzia europea dell’ambiente stima in 145 miliardi di euro i danni subiti dall’Italia negli ultimi 40 anni. Le alluvioni del 2023 e del 2024 in Emilia-Romagna, così come gli eventi che hanno colpito Niscemi all’inizio del 2026, mostrano secondo l’analista il costo più elevato degli interventi riparatori rispetto alla prevenzione.


Le risorse della flessibilità europea

Il pacchetto da 14,4 miliardi di euro concordato con l’Unione europea per gli investimenti energetici comprende oltre 5 miliardi destinati alla rete ferroviaria, 3,53 miliardi per le piccole e medie imprese non energivore e 2,5 miliardi per quelle energivore. Sono previsti inoltre 1,2 miliardi per il fotovoltaico, 800 milioni per gli invasi idroelettrici e 700 milioni per il biometano.

Altri 650 milioni finanzieranno l’efficientamento energetico di circa 700 scuole, mentre 600 milioni andranno agli ospedali e 250 milioni a centri di ricerca, università, impianti sportivi e istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. Per le imprese, l’aiuto sarà calcolato al massimo sul 50% dei consumi elettrici. Il sostegno ammonterà a 2,5 miliardi per le industrie energivore registrate presso la CSEA e a 3,53 miliardi per le piccole e medie imprese non energivore.

L’agevolazione dovrà essere reinvestita interamente in rinnovabili, sistemi di accumulo, efficienza energetica o elettrificazione dei consumi. Fino al 2028 sarà coperta dalla flessibilità di bilancio, mentre dal 2029 il costo ricadrà sulle bollette elettriche dei consumatori, una scelta contestata da Molinari perché trasferirebbe alla collettività il finanziamento delle politiche industriali.

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