1230notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 1 min di lettura3 ore fa

Malattia, il citofono muto non dimostra l’assenza

Il Tribunale di Avellino ha riconosciuto al dipendente la possibilità di provare che si trovava in casa.

Una sentenza ha stabilito che non rispondere al citofono durante una visita fiscale non dimostra, da solo, l’assenza del lavoratore.

Offerta del giorno29 ottobre

Lancome

-20% sui pacchetti da Lancôme

Scade tra 63 giorni
*******


Le prove ammesse per il dipendente

La persona in malattia può sostenere la propria presenza nell’abitazione attraverso elementi diversi dalla semplice dichiarazione di non aver udito il campanello. Tra questi rientrano le deposizioni dei familiari, i documenti rilasciati dal medico curante e gli esiti di precedenti controlli fiscali compatibili con la reperibilità.

Il giudice ha quindi lasciato spazio a una valutazione complessiva delle circostanze. La mancata risposta al sanitario, infatti, non impedisce al lavoratore di produrre altri riscontri, anche se l’affermazione di non aver sentito il citofono, da sola, non è sufficiente.


I limiti del verbale medico

Il documento compilato dal medico incaricato dall’Inps ha natura di atto pubblico. Fa fede, salvo querela di falso, per le operazioni eseguite e per ciò che il sanitario ha verificato direttamente durante il controllo.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Il verbale può dunque attestare che il professionista ha suonato e non ha ricevuto risposta. Non certifica però in modo automatico che il dipendente non fosse all’interno dell’abitazione: tra il mancato contatto e l’assenza effettiva esiste una differenza che può essere dimostrata in giudizio.


La decisione del Tribunale

Il principio è stato espresso dal Tribunale di Avellino con una pronuncia del 14 settembre, nata dal ricorso presentato da un collaboratore scolastico. La decisione ha riconosciuto che il rapporto del medico non costituisce una prova incontestabile dell’assenza domestica.

In precedenza, la mancata reperibilità registrata durante le fasce previste per la visita poteva portare alla perdita, totale o parziale, dell’indennità di malattia e anche a conseguenze sul piano disciplinare. La sentenza non elimina questi possibili effetti, ma chiarisce che devono essere valutati alla luce delle prove disponibili.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere