Mafia e appalti, il nodo Borsellino: quattro versioni sulla riunione decisiva
Dopo la richiesta di archiviazione del 3 ottobre, tornano al centro le testimonianze sulla riunione del 14 luglio 1992 e su ciò che Paolo Borsellino avrebbe saputo allora.
La richiesta di archiviazione avanzata il 3 ottobre dalla Procura di Caltanissetta riapre una questione mai davvero risolta: quale ruolo ebbe la gestione dell’indagine mafia e appalti nelle stragi di Capaci e via D’Amelio e, soprattutto, che cosa fu riferito a Paolo Borsellino nella riunione convocata il 14 luglio 1992 dalla Procura di Palermo.
A distanza di oltre trent’anni, il ricordo del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca non coincide con quello di altri magistrati presenti o informati sui fatti. Le versioni di Luigi Patronaggio, Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone descrivono infatti un incontro nel quale il tema dell’archiviazione, almeno per una parte dell’inchiesta, sarebbe stato affrontato.
Il punto contestato da De Luca
Ascoltato dalla Commissione parlamentare Antimafia il 9 dicembre 2025, De Luca ha collegato la conduzione del filone mafia e appalti, avvenuta sotto la direzione dell’allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco, alle cause che avrebbero contribuito agli attentati contro Falcone e Borsellino. In quella sede ha sostenuto l’esistenza di elementi concreti, pur arrivando successivamente a chiedere l’archiviazione dell’ipotesi.
«Riteniamo che vi siano molteplici e concreti indizi per affermare che la gestione del filone mafia e appalti sia una delle concause» dell’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ha detto De Luca davanti alla Commissione. La sua ricostruzione si avvicina a quella sostenuta dagli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno, che avevano condotto l’indagine.
Il procuratore ha però escluso che nella riunione del 14 luglio fosse stata comunicata a Borsellino una richiesta di archiviazione. Secondo De Luca, non ci fu alcun confronto tra il magistrato e i vertici dell’ufficio sul tema e, quando era stato ascoltato dal Consiglio superiore della magistratura subito dopo la strage di via D’Amelio, aveva negato che Borsellino avesse chiesto chiarimenti sul dossier mafia e appalti.
Le testimonianze che raccontano altro
Luigi Patronaggio, sentito dall’Antimafia il 29 novembre 2023, ha fornito una versione diversa. Ha ricordato Borsellino come un magistrato fortemente concentrato sulla ricerca della verità dopo la strage di Capaci e ha descritto un ordine del giorno apparentemente ordinario, con i saluti prima delle ferie, ma in realtà carico di questioni investigative: mafia e appalti, ricerca dei latitanti ed estorsioni.
Secondo Patronaggio, quando Guido Lo Forte iniziò a riferire sul primo punto, Borsellino rivolse alcune domande che lasciavano intendere un interesse specifico per gli sviluppi dell’indagine. Lo Forte, sempre secondo quel racconto, si soffermò soprattutto sugli aspetti procedurali: l’utilizzabilità delle intercettazioni e la scadenza dei termini. Patronaggio ha inoltre confermato quanto già dichiarato al Consiglio superiore della magistratura il 31 luglio 1992.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Lo Forte ha parlato della stessa vicenda il 26 novembre 2021, durante il processo celebrato a Caltanissetta sul depistaggio delle indagini relative alla strage di via D’Amelio. La sua precisazione è che non si trattò dell’archiviazione dell’intero procedimento mafia e appalti, ma soltanto di una parte residuale, priva di sufficienti elementi probatori.
«Si parlò anche della necessità di procedere all’archiviazione in relazione a varie posizioni residuali», ha dichiarato Lo Forte in aula. Il magistrato ha aggiunto che tutto il gruppo antimafia era informato dello stato dell’inchiesta, compreso Borsellino, e che la questione sarebbe stata esaminata durante la riunione senza obiezioni.
Una richiesta parziale, non la fine dell’indagine
La domanda di archiviazione richiamata da Lo Forte e da Renato Scarpinato risale al 13 luglio 1992. Riguardava una tranche dell’indagine considerata ormai priva di riscontri, mentre il nucleo principale del procedimento, secondo la ricostruzione di Lo Forte, rimaneva aperto e operativo.
Quel segmento fu poi riattivato nel novembre dello stesso anno, dopo l’acquisizione di nuovi documenti e le dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia. È proprio questa distinzione tra una parte residuale e l’intero filone a costituire uno dei nodi centrali del confronto tra le diverse testimonianze.
Anche Giuseppe Pignatone, ascoltato dal Consiglio superiore della magistratura il 31 luglio 1992, aveva riferito che alla riunione erano presenti quasi tutti i magistrati, Borsellino compreso, e che Lo Forte aveva svolto la relazione in assenza di Scarpinato. La sua deposizione viene quindi indicata come un ulteriore elemento a sostegno dell’ipotesi secondo cui il tema dell’archiviazione fosse stato almeno illustrato.
Il quadro resta dunque segnato da ricordi incompatibili. De Luca sostiene che Borsellino non fu informato della richiesta; Patronaggio, Lo Forte e Pignatone collocano invece quel tema nella riunione del 14 luglio, con la precisazione che l’eventuale archiviazione riguardava soltanto alcune posizioni. Nel testo disponibile non risultano smentite giudiziarie o contestazioni per falsa testimonianza a carico degli ultimi tre magistrati.
Continua a leggere
Sochi, nave in fiamme: l’ipotesi del drone resta senza conferme
Un’imbarcazione apparentemente destinata al trasporto di petrolio è stata colpita da un vasto incendio, ma sulle cause non ci sono ancora comunicazioni ufficiali.
Pensioni in divisa, il conto del contributivo arriva nel 2032
Il sindacato Usmia chiede correttivi per evitare assegni penalizzati dai limiti di carriera e dal calcolo legato all’età di uscita dal servizio.
Garlasco, Sempio guarda alle prove e teme il carcere: cosa ha detto
L’indagato torna in televisione e contesta il valore dell’impronta 33, della scarpa e del DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi.
Trump provoca la California: il commento su Los Angeles scatena la bufera
Durante un comizio in Nebraska, il presidente ha evocato Los Angeles e San Diego parlando di un’eventuale arma atomica iraniana, suscitando la dura reazione di Newsom.