Madagascar, riforme al palo mentre Mosca guadagna terreno
A un anno dalla caduta di Andry Rajoelina, la nuova leadership non ha mantenuto molte promesse sociali e guarda sempre più alla cooperazione con la Russia.
Il Madagascar si avvicina al primo anniversario dell’arrivo al potere del colonnello Michael Randrianirina, ma il bilancio della transizione resta segnato da due elementi opposti: le riforme annunciate dopo la rivolta non sono state completate, mentre la presenza russa nell’isola si è fatta più visibile. Randrianirina si insediò il 17 ottobre 2025, dopo la destituzione del presidente Andry Rajoelina.
Le proteste che avevano preceduto il cambio di potere erano nate soprattutto dai disservizi nella fornitura di acqua ed elettricità. A quelle difficoltà si erano aggiunte le richieste di istituzioni più trasparenti e di interventi contro le disuguaglianze, con un ruolo centrale della cosiddetta Generazione Z.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
La transizione non ha mantenuto le promesse
Dopo la caduta dell’esecutivo precedente, i manifestanti si aspettavano un rinnovamento politico e risposte concrete sul piano sociale. A dodici mesi di distanza, tuttavia, una parte rilevante di quel programma risulta ancora da realizzare e molte misure promesse sono rimaste incomplete.
Il mancato completamento dei cambiamenti annunciati alimenta l’attenzione degli osservatori internazionali. Il quadro interno si intreccia infatti con una trasformazione dei rapporti esterni del Paese, soprattutto per il nuovo spazio conquistato dalla Russia nelle relazioni con Antananarivo.
Mosca rafforza la propria presenza
Nei mesi successivi all’insediamento della giunta, la Russia avrebbe intensificato le iniziative sul territorio malgascio in più ambiti: dalla politica all’economia, passando per la difesa. Il settore militare appare quello più dinamico, con forniture di materiale e forme di collaborazione legate alla sicurezza.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
L’interesse russo riguarderebbe anche alcune infrastrutture considerate strategiche nell’Oceano Indiano. Tra queste figura un porto ritenuto importante per il controllo e lo sviluppo delle rotte marittime dell’area, un elemento che accresce il peso geopolitico dell’isola.
Un nuovo nodo nell’Oceano Indiano
Per posizione e dimensioni, il Madagascar occupa un punto sensibile lungo i collegamenti dell’Oceano Indiano occidentale. La sua collocazione potrebbe renderlo uno dei territori attraverso cui potenze straniere cercano di ampliare la propria influenza nel continente africano.
Il rafforzamento dei rapporti con Mosca arriva quindi mentre il processo politico interno procede a rilento. L’isola rischia così di diventare un ulteriore teatro della competizione internazionale per l’accesso a porti, rotte e infrastrutture strategiche africane.
Continua a leggere
Amanpour, dopo 43 anni arriva l’addio alla Cnn: quando sarà l’ultima puntata
La giornalista ha scelto di lasciare l’emittente americana dopo una lunga riflessione, ma resterà alla guida del suo programma fino a maggio.
Rapper contro le istituzioni: la protesta divide anche la musica
Da Kid Yugi a Marracash, passando per Sayf e Ghali, gli artisti commentano scontri, blocchi e manifestazioni con messaggi molto duri.
Transizione energetica, l’allarme di Magaldi: non basta inseguire il prezzo più basso
La presidente di Kyoto Club chiede una strategia europea per ridurre il gas senza sostituire una dipendenza con quella dalle tecnologie cinesi.
Energia, la svolta verde non basta: l’Europa rischia una nuova dipendenza
Letizia Magaldi, presidente di Kyoto Club, indica la strada per sostituire il gas nel calore industriale senza consegnare le tecnologie strategiche alla Cina.