Luigi Cocco, sedici anni dopo è ancora in Australia
Partito nel 2005 per migliorare l’inglese, ha costruito a Perth famiglia, lavoro e una nuova idea di sicurezza
Luigi Cocco vive ancora a Perth, sedici anni dopo essere partito dall’Italia con l’idea di fermarsi soltanto un anno.
Douglas
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Una vita costruita a Perth
L’Australia gli ha dato una famiglia multiculturale e una stabilità diversa da quella immaginata in gioventù. Oggi ha 46 anni, due figli, un terzo in arrivo, la moglie si occupa dei bambini e in garage ci sono due automobili.
La casa acquistata anni fa ha triplicato il proprio valore nell’arco di otto anni. Per Cocco, però, il risultato non si misura soltanto con il patrimonio: il maggiore potere d’acquisto consente vacanze ogni pochi mesi, investimenti e nuovi progetti. «Non è il paese dei balocchi», precisa, ricordando che anche la vita australiana richiede sacrifici.
Cosa ha lasciato in Italia
A Perth apprezza i servizi accessibili, le strade ordinate, la vicinanza del treno, il mare e gli spazi aperti. Quando rientra in Italia, invece, dice di ritrovare difficoltà che conosce fin da ragazzo.
Tra gli esempi cita una scuola con l’erba alta e genitori che evitano di intervenire per timore che il Comune smetta di occuparsene. A suo giudizio, episodi simili riflettono una mentalità nella quale l’interesse individuale prevale sulla cura degli spazi condivisi.
Cocco continua a trasmettere ai figli alcuni elementi della cultura italiana: la lingua, la cucina, la socialità e il senso di comunità. L’anno scorso li ha accompagnati in Giappone, così da far conoscere loro anche le tradizioni e la lingua della madre.
Il lavoro dopo la partenza
Il trasferimento non è stato un percorso uniforme. In sedici anni Cocco ha studiato cucina, ottenuto nuovi permessi di soggiorno, acquisito qualifiche e cambiato più volte settore. Ha gestito una piccola produzione di biscotti, si è formato come docente e valutatore, ha insegnato cucina in una scuola internazionale, ha lavorato nelle miniere e oggi insegna a giovani detenuti in un istituto minorile.
La mobilità professionale non gli ha creato difficoltà: in Australia ha trovato occupazione senza lunghi periodi di attesa e ha cambiato impiego anche dopo uno o due anni. «Non mi sono mai fatto scrupoli a lasciare un posto per uno migliore», racconta. Nel mercato del lavoro, aggiunge, contano soprattutto ciò che una persona sa fare, la capacità di adattarsi, imparare rapidamente, risolvere problemi e collaborare.
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Dal posto fisso alla scelta australiana
Prima di trasferirsi aveva lavorato nell’Agro Pontino. Dopo il diploma da perito chimico era entrato nel settore farmaceutico con uno stage non pagato, seguito da contratti brevi in due multinazionali e poi da un’assunzione stabile a Latina.
Quella sicurezza è durata cinque anni. L’azienda aveva individuato un esubero di circa sessanta dipendenti e il suo contratto era stato chiuso. Cocco aveva trovato rapidamente un altro impiego, ma si era ritrovato ancora con rinnovi trimestrali presso alcune aziende farmaceutiche.
Quell’esperienza gli aveva fatto riconsiderare il valore attribuito in Italia alla permanenza nello stesso posto. La perdita del lavoro, che allora aveva vissuto come una crisi, gli aveva aperto la strada verso una carriera meno lineare. Oggi arriva a dire: «Benedico la persona che mi ha cacciato da quell’azienda!».
Il viaggio diventato trasferimento
Nel 2005, a 25 anni, Cocco era arrivato per la prima volta in Australia per trascorrere un mese con alcuni parenti. In Italia aveva un impiego stabile, una relazione e una vita apparentemente definita.
Quattro anni più tardi la situazione era cambiata: la relazione era terminata, il lavoro fisso non c’era più e il padre doveva affrontare malattie rare particolarmente delicate. «Il 2009 per me è stato un anno di crisi un po’ generale», aveva spiegato, indicando in quel periodo il momento in cui aveva deciso di ripartire.
L’idea iniziale consisteva nel restare un anno con un visto vacanza-lavoro, migliorare l’inglese e rientrare. Il ritorno, però, non è mai arrivato. L’Italia rimane un Paese amato, ma Cocco oggi non immagina di ricominciare lì: secondo lui, alle condizioni attuali, sarebbe un passo indietro. Pur sapendo che partire non è una scelta adatta a tutti, consiglia di vivere almeno un periodo all’estero: «Vedere l’Italia da fuori ti apre gli occhi».
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