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Attualità 3 min di lettura50 min fa

Bolton: i repubblicani rischiano Camera e Senato alle midterm

L'ex consigliere prevede perdite repubblicane e avverte sui rischi di un accordo con Putin sull'Ucraina.

Le elezioni di metà mandato del 3 novembre saranno soprattutto una valutazione dell'operato di Donald Trump. Secondo John Bolton, ex consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, economia e costo della vita peseranno più dei temi di politica estera.

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Il peso di prezzi e lavoro

Bolton ritiene possibile una perdita della Camera da parte dei repubblicani e non esclude che il partito possa lasciare ai democratici anche il Senato. A suo giudizio, il voto potrebbe riflettere il malcontento di molti indipendenti e di una parte dell'elettorato repubblicano, contrario ai comportamenti e alle scelte del presidente.

Per i democratici, il tema centrale è il potere d'acquisto: inflazione, difficoltà economiche e timori legati all'occupazione. Bolton sostiene che molti americani abbiano scelto Trump nel 2024 confidando in una gestione migliore dell'economia rispetto a quella di Joe Biden, ma che le aspettative siano state deluse. L'aumento del prezzo della benzina è legato anche alla guerra nel Golfo, ha osservato, ma gli elettori «non stanno votando contro la guerra, ma contro le sue conseguenze».

Un eventuale successo democratico aprirebbe la strada a numerose indagini parlamentari sull'amministrazione. Trump, secondo l'ex consigliere, cercherebbe di attribuire la sconfitta ai candidati repubblicani e non a se stesso, sostenendo che le loro campagne non fossero state abbastanza efficaci.


I rapporti con Mosca e Kiev

Sul conflitto in Ucraina, Bolton ha messo in guardia dall'ipotesi che Trump conduca da solo una trattativa con Vladimir Putin. Il presidente americano, ha spiegato, tende a considerare i rapporti personali tra leader come il principale fondamento delle relazioni internazionali, una lettura che secondo l'ex consigliere non corrisponde alla realtà.

«Putin considera Trump un bersaglio molto facile», ha dichiarato Bolton, ipotizzando che il presidente russo possa attendere la conclusione del voto per cercare un'intesa favorevole a Mosca. Anche un'opposizione ampia in Congresso, compresa quella di esponenti repubblicani, avrebbe comunque strumenti limitati per bloccare le decisioni presidenziali in politica estera.

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Bolton ha inoltre parlato delle attività russe in Europa. Mosca, a suo giudizio, ricorre da anni a forme di influenza politica, comprese campagne contro candidati, attacchi ai sistemi elettorali e messaggi destinati ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni. L'ipotesi di finanziamenti a gruppi radicali, ha precisato, «non ho prove», anche se lo schema sarebbe già stato utilizzato in altre occasioni.


Le tensioni con Giorgia Meloni

L'ex consigliere ha collegato l'atteggiamento di Trump verso Giorgia Meloni alle critiche espresse dalla presidente del Consiglio sulle sue parole riguardo al Papa. A suo avviso, il presidente americano dà più peso alle relazioni personali che al ruolo strategico dell'Italia o alla comune appartenenza politica conservatrice.

Bolton ha descritto Trump come un leader orientato a decisioni immediate, senza una linea coerente sviluppata sul lungo periodo. Per questo, la reazione alle parole di Meloni sarebbe stata il risultato di un risentimento personale e non di una scelta dettata da una strategia internazionale.


I limiti del Congresso

Un Congresso controllato dai democratici potrebbe convocare audizioni e avviare verifiche sulle diverse attività dell'amministrazione, dal primo mandato fino agli anni successivi. Il presidente, secondo Bolton, si troverebbe così sottoposto a una pressione politica costante per almeno due anni.

Il margine per condizionare Trump sulle decisioni internazionali sarebbe però ridotto. La Costituzione assegna al presidente un ruolo preminente nella definizione della politica estera; per limitarne l'azione attraverso una legge servirebbero maggioranze parlamentari difficili da raggiungere.

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